Inflazione al 2,6: i consumatori non ci credono
Calo dovuto ai farmaci nonostante i rincari. Billè: ridurre l`accisa sulla benzina
ROMA. L`Istat sentenzia, con un ossimoro, che la crescita dell`inflazione è in calo. A febbraio si ferma al 2,6%, contro il 2,8% di gennaio e contro il 2,7% anticipato dalle città campione. Plaudono industriali e commercianti, sono scettici i sindacati, i consumatori chiedono un commissariamento dell`Istituto. Su tutto pesa poi l`incognita petrolio. Ieri il prezzo a Londra e New York è sceso, ma la benzina, che ha tempi di reazione diversi, è salita al record degli ultimi due anni toccando 1,114 euro al litro.
La crescita dell`inflazione cala, ma, comunque, sale rispetto a gennaio dello 0,2% nell`indice generale (tabacchi compresi), mentre scende dello 0,5% nell`indice armonizzato europeo (quello che comprende anche le svendite stagionali). Se vi siete persi nelle cifre niente paura, forse rientrate nel 96% degli italiani che, secondo i consumatori, «non credono più alle favole dell`Istat».
L`Intesa consumatori (Adusbef, Adoc, Federconsumatori e Codacons) lo dice chiaro: «Al calo dell`inflazione al 2,6% ci crede solo l`Istat». Poi partono le contestazioni puntuali. Anche perché a frenare l`inflazione, ammette la stessa Istat, è il calo dell`1,1% delle spese farmaceutiche e sanitarie. «Abbiamo già dimostrato dati alla mano che la riduzione dei servizi sanitari dell`1,1% non è coerente con il riordino del prontuario farmaceutico che ha addossato alle famiglie i costi di alcuni farmaci aumentati in media del 10,7%».
Poi c`è la questione, vecchia e non risolta, dei pesi delle varie voci del paniere e dei documenti in proposito chiesti dai consumatori, anche con l`appoggio della magistratura. «Attendiamo ancora che l`Istat, superando la posizione arrogante tenuta finora, fornisca la documentazione relativa al paniere. In caso di ulteriore diniego, saremo obbligati a chiedere un commissario “ad acta“ che sostituisca i vertici dell`Istituto di statistica».
Sui dati dell`inflazione si accende la battaglia delle interpretazioni. Confindustria, per bocca del direttore generale Stefano Parisi, chiede un`adeguata poltica dei redditi. Sergio Billè, presidente di Confcommercio, legge nei dati un segno positivo: «E` la conferma di un rientro e, quindi, è positivo». Poi ammonisce: «Cominciamo a ridurre l`accisa sui prodotti petroliferi, perché in questo momento il cittadino italiano sta pagando quanto incassa di più il Fisco in conseguenza del rialzo dei prezzi petroliferi». Savino Pezzotta ribadisce le sue preoccupazioni con una proposta che riguarda i contratti nazionali. «L`inflazione reale sta marciando – dice il leader Cisl – ed è quindi necessaria una politica dei prezzi. E` quello che stiamo continuando a chiedere in questi giorni al governo. Rinnoveremo i contratti in linea con le proposte fatte per quelli già messi in campo, proposte che stanno al di sotto dell`inflazione reale, ma non stanno nel tasso di inflazione programmata». E la Cgil nota che l`inflazione «resta sempre il doppio di quella programmata e ben oltre la media europea. Si conferma la pericolosità della situazione in assenza di una politica economica del governo».
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