20 Febbraio 2003

Istat: sul caro-vita un errore umano

Nell`occhio del ciclone dopo aver ammesso lo sbaglio nel calcolo dell`inflazione: 2,8 invece che 2,7%

Istat: sul caro-vita un errore umano

Ma i consumatori si rivolgono alla magistratura



Roma – Istat nell`occhio del ciclone dopo l`ammissione dell`errore sul calcolo dell`inflazione: 2,8 invece di 2,7, come era stato in un primo tempo calcolato. Luigi Biggeri, presidente dell`Istat, minimizza: «Quello che si è verificato è un errore tecnico di una certa gravità. Ma si tratta di un errore dello 0,1 per cento, uno scalino che comunque verrà registrato a febbraio». E che l`errore sull`inflazione di gennaio sia dovuto ad un calcolo umano che non mette in discussione la bontà delle rilevazioni generali che vengono fatte ogni mese è, a parer suo, del tutto evidente.
«E` impossibile manipolare dati statistici perché derivano da un processo nel quale sono coinvolti decine di ricercatori» spiega il presidente, ma aggiunge che l`errore in questione relativo alla decorrenza di un decreto che blocca la spesa sanitaria, è tutta responsabilità di un ricercatore di 50 anni nei confronti del quale «si possono studiare sanzioni». Insomma, il sistema è collegiale, ma la colpa dell`errore è di uno solo. E proprio per questo, «non c`è nessun motivo di ricambio ai vertici dell`Istat visto che la procedura dei rilevamenti funziona» e quello avvenuto «è stato un errore umano a livello tecnico». E allora si chiede il presidente «che cosa facciamo? Mandiamo via questo rilevatore perché ha fatto un errore tecnico e mandiamo via tutti quelli che gli stanno sopra?». Biggeri, quindi, insiste nella difesa del sistema di rilevazione, consapevole che è proprio quest`ultimo ad essere messo sotto accusa in modo esplicito dalle associazioni dei consumatori e da alcuni enti statistici che, come l`Eurispes, avrebbero rilevato un aumento del 29 per cento nei generi alimentari contro il 3,6 sondato dall`Istat nello stesso periodo. L`Intesa, l`associazione delle federazioni dei consumatori, si è rivolta alla magistratura con un esposto alla Procura della Repubblica in cui si ipotizzano i reati di abuso d`atti di ufficio, falsità materiale e ideologica in atti pubblici e turbativa di mercato. I consumatori chiedono di poter vedere come vengono fatte le rilevazioni. Ma l`Istat avrebbe rifiutato e le associazioni, a questo punto, hanno chiesto il sequestro cautelare «di tutti i files relativi al dato sull`indice dei prezzi al consumo di gennaio 2003 e degli altri 12 mesi del 2002». L`opposizione comincia a non vederci chiaro. Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, si aspetta «che qualche tribunale della Repubblica faccia chiarezza su quanto è avvenuto: se ci sia stata solo una dimenticanza o se c`è un interesse politico a tenere l`inflazione reale artificialmente più bassa». Effettivamente si tratta «di un errore da matita blu» commenta il presidente della Confcommercio Sergio Billè. Anche il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano trova l`errore Istat «gravissimo» ma esclude qualsiasi dimissioni. E intanto si chiedono maggiori garanzie. Paolo Landi dell`Adiconsum, fa sapere che le telefonate ai Comuni per le rilevazioni dei prezzi non sono attendibili «e che in epoca telematica, si deve procedere con le rilevazioni dirette sui codici a barre». Ciò per lasciare il problema ai livelli tecnici. Intanto l`ufficio centrale fa sapere che Venezia è stata la città con maggiori rincari, seguita da Napoli e Roma.

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