23 Agosto 2002

Consumatori sul piede di guerra

Consumatori sul piede di guerra

«La borsa della spesa è sempre più leggera, ma l`Istat non se ne accorge»

Milano – La borsa della spesa è sempre più leggera perché non ci sono soldi per riempirla. Gli aumenti dei prezzi sono reali, e le associazioni dei consumatori scendono in campo attaccando i dati dell`Istat. «Ancora una volta l`Istat ha ignorato la realtà italiana, diffondendo dati che appaiono ai cittadini inadeguati e distanti anni luce da quanto percepito ogni giorno dalle famiglie italiane su tutti i generi alimentari e di largo consumo».
A parlare è il presidente dell`Adoc, Carlo Pileri, secondo il quale i dati dell`Istat contrastano fortemente con quelli raccolti dalle associzioni: «Creano un pericoloso distacco di credibilità tra società e istituzioni». E il caso emblematico è quello di Firenze che, secondo l`Istat, registrerebbe un calo dei prezzi, scesi dello 0,2%, quando «il 20% del totale delle segnalazioni dei rincari», afferma l`Adoc, «provengono proprio da consumatori del capoluogo toscano». Per questo le associazioni (Codacons, Adoc, Federconsumatori e Adusbef) ritengono necessario un incontro urgente con l`Istat e con la presidenza del consiglio. Ma le associzioni dei consumatori lanciano anche gravi accuse ai commercianti e agli intermediari, «colpevoli» di aumentare prezzi di frutta e verdura senza alcun motivo reale. «La giustificazione che il commerciante dà al cliente è che la colpa è dell`euro ma non è vero», sostiene Primo Mastrantoni, segretario dell`Aduc», la verità è che molti commercianti se ne approfittano». La risposta di Confcommercio e Confesercenti è immediata: «Gli esercenti sono virtuosi e si sono comportati egregiamente con i prezzi, mentre alcune tensioni sono proprio sulle tariffe», afferma Marco Venturi, presidente della Confesercenti. Le due associazioni si dicono però d`accordo per il rilancio di un`azione congiunta con i consumatori perché i prezzi al consumo forniti dall`Istat fanno stimare un dato medio annuo superiore al 2% e rendono difficile il raggiungimento del tasso di inflazione programmata all`1,4% per il 2003 indicato dal governo. La Confcommercio avanza una proposta: per interrompere questa spirale occorre realizzare un rilancio degli investimenti, dei consumi e aggiornare il sistema di raccolta dei dati Istat.

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