6 Luglio 2002

Consumatori in sciopero, anzi no

Consumatori in sciopero, anzi no

La Uil, entrate in calo dal 20 al 50 per cento. Confesercenti, tutto nella norma

Guerra di cifre sulla giornata di astensione contro gli euro-rincari. Manifestazione davanti all?Istat






SCIOPERO della spesa, è guerra di cifre nella capitale. Il giorno della «serrata» dei consumatori è pienamente riuscito secondo le associazioni che hanno lanciato l`iniziativa ma Confesercenti e Confcommercio smentiscono le cifre. La Uil fa sapere che le mancate entrate si attestano per la grande distribuzione fra il 20 e il 50 per cento. È andata meglio per i dettaglianti che non sono stati colpiti dalla protesta che ha portato in piazza molti consumatori e che ha inibito lo shopping, anche quello alimentare, per un`intera giornata.
«Oltre il 74 per cento dei cittadini romani – ha sottolineato Italo Mannucci, capo dell`ufficio legale del Codacons – è stato d`accordo con la nostra protesta, anche se i dati delle organizzazioni dei commercianti lo smentiranno sicuramente». Le organizzazioni a difesa dei consumatori hanno anche incontrato la direzione dell`Istat. «Abbiamo chiesto all`istituto di statistica – ha proseguito Mannucci – di rilevare i dati su base comunale e non sul campione di 24 mila persone che riteniamo sia insufficiente a fotografare verosimilmente la realtà. Nel paniere, inoltre, vanno inseriti beni di larghissimo consumo. La lotta di oggi – ha concluso Mannucci – è stata rendere attendibili le statistiche di un istituto che rappresenta lo Stato».
Soddisfatto del sit-in in via Balbo, di fronte alla sede Istat, anche Roberto Tascini, presidente dell`Adoc, che ha spiegato che «il dato più interessante è l`entusiasmo con cui i cittadini romani hanno accolto la nostra protesta. Ci sono arrivati fax, e-mail e messaggi di ogni tipo per spronarci ad andare avanti così. In Germania, ad esempio, manifestazioni di questo genere si ripetono da un anno intero e anche noi abbiamo intenzione di continuare. In più – ha proseguito Tascini – l`Istat non ha alcuna intenzione di ritoccare i panieri e dunque i veri dati, quelli che ogni giorno il consumatore può appurare nei supermercati e nei negozi, non vengono conosciuti. In termini provocatori – ha concluso il presidente dell`Adoc – stileremo nei prossimi giorni una lista con i beni che non sono aumentati di prezzo, ma sono certo che saranno veramente pochi».
Ma Confesercenti e Confcommercio non si ritrovano proprio in questa descrizione. Antonio Nori, presidente provinciale della Confesercenti, è categorico: «Non c`è stato nessun calo delle vendite né nella grande distribuzione né nella piccola, anzi ci sono vari negozi e magazzini che hanno avuto una mole di affari maggiore rispetto agli altri giorni. L`Unione consumatori vuole crescere sulle spalle degli altri ma questi dati sono del tutto sbagliati. In più – ha continuato il presidente Nori – abbiamo già spiegato che non si tratta di aumenti indiscriminati approfittando dell`euro, ma solo di adeguamenti. Le tariffe a Roma dovevano essere comunque ritoccate. L`unico errore è stato di farlo nel momento in cui è entrata la nuova moneta europea, dovevamo farlo prima».
Anche Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio, ridimensiona di molto il successo della manifestazione. «È stato esattamente un giorno come tutti gli altri per i commercianti. Non mi risulta che ci siano stati cali né nella piccola né nella grande distribuzione».

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