3 Luglio 2002

«Sull?inflazione, dati non credibili»

Federconsumatori, Adoc, Adusbef e Codacons diffidano l?Istat: «Sull?inflazione, dati non credibili»

Euro, i consumatori minacciano
di boicottare i beni saliti di più


ROMA ? I consumatori diffidano l?Istituto centrale di statistica. Sostengono che diffonde «dati non credibili» sull?andamento dei prezzi e sull?effetto euro sulla spesa delle famiglie, e che «l?inflazione è molto più elevata». Quel 2,2% segnalatodall?Istat per giugno è inferiore a quello reale, affermano. Federconsumatori, Adoc, Adusbef e Codacons, le quattro associazioni che hanno proclamato per venerdì contro il caro-euro il primo “sciopero della spesa“ che sia mai stato fatto in Italia, hanno preso parte ad un?audizione informale davanti alle Commissioni Finanze e Bilancio della Camera. Hanno anche minacciato un?altra forma di protesta: il boicottaggio dei prodotti che hanno subito i maggiori rincari approfittando dell?introduzione dell?euro.
Secondo i consumatori tra costi del changeover scaricati dai negozianti sui prezzi e aumenti occulti dietro agli arrotondamenti al rialzo, le famiglie italiane spenderanno tra i 620 e i 750 euro (i dati differiscono tra le varie associazioni) in più all?anno. Una ricerca dell?Università Cattolica di Milano, esibita ieri in Parlamento, stima in un più 0,6% l?impatto del changeover sull?inflazione.
Le associazioni invitano l?Istat «a fornire adeguati riscontri». «Le forti differenze nell?ambito territoriale di ciascun Comune, presenti nelle rilevazioni dell?Istat- aggiungono- appaiono del tutto incomprensibili».
Vito Tanzi, sottosegretario al ministero dell?Economia ha risposto che l?Istat «è un?istituzione molto buona e molto seria». «Non voglio dire che nessun prezzo è aumentato, ma l?inflazione, che è una media di tutti i prezzi, non lascia condividere le preoccupazioni delle associazioni».
Chiamate in causa, Confcommercio e Confesercenti rispediscono le accuse ai mittenti. «L?aumento dei prezzi non c?è stato, perché da novembre 2001 a marzo 2002 ha funzionato l?accordo per il blocco dei rincari da noi sottoscritto, e che ha fatto da calmiere per i beni di largo consumo». Comunque «lo sciopero della spesa è un segnale di disagio che va colto».

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