Ceglie: Il Codacons si batte contro la tassa-rifiuti
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
L`iscrizione a ruolo è avvenuta senza la prescritta notifica ai contribuenti
Il Codacons si batte contro la tassa-rifiuti
Si contestano gli aumenti voluti dal commissario prefettizio
CEGLIE MESSAPICA
In data 14 gennaio, la locale associazione del Codacons (coordinamento delle associazioni per la difesa dei diritti degli utenti e dei consumatori) ha presentato al Tar di Lecce il ricorso per «l`annullamento della delibera n. 89 del 29 maggio 2001 con la quale il commissario straordinario del Comune aumentava la tassa rifiuti solidi urbani e di ogni altro atto presupposto e connesso». Ricorso, previa sospensiva, presentato dall`avv. Vincenzo Vitale che della locale associazione Codacons è il responsabile provinciale (in campo locale il rappresentante è, invece, il geom. Gaetano Suma, ndr). Come è noto – si legge nel ricorso – «l`amministrazione comunale ha deliberato la revisione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti e iscriveva a ruolo il tributo, notificando ai contribuenti una cartella di pagamento senza aver proceduto alla notifica dell`avviso di accertamento». Il Codacons, sulla scorta della documentazione richiesta e ricevuta dal comune, fa notare come: «la tassa non veniva aumentata in relazione alla capacità dei locali di produrre rifiuti ma piuttosto a un criterio di redditività dei locali stessi»; il canone annuale netto della tassa veniva rideterminato transattivamente con decorrenza 1° febbraio 2001; il comune dichiarava l`assimilazione a rifiuti urbani degli imballaggi primari e secondari; il costo del servizio di spazzamento dei rifiuti veniva incluso nel costo di esercizio della Tarsu.
Quindi, l`associazione in difesa dei consumatori parla di «eccesso di potere» e di «ingiustizia manifesta». Per cui l`atto deliberativo è illegittimo. A tal proposito richiama il decreto legislativo n. 507/93 in base al quale «la tassa sullo smaltimento dei rifiuti va determinata con esclusivo riferimento alla superficie dei locali e delle aree dell`uso a cui essi siano destinati». Ed a supporto il Codacons richiama anche una sentenza del Tar Lazio, la n. 1122 del1/10/93, precisando che «i locali e le aree vanno classificati e tra loro diversificati, non in relazione alla loro particolare redditualità o al patrimonio del soggetto, bensì in base a intrinseci parametri rilevatori della loro idoneità quali-quantitativa a produrre rifiuti e a incidere sui costi e sull`organizzazione del servizio». «La deliberazione n. 89/2001 di revisione delle tariffe della tassa – viene asserito nel ricorso -, non si è attenuta a detti criteri». E non solo: «Assoggettando il contribuente ad un maggior onere, la delibera avrebbe dovuto essere motivata in modo tale da risultare non solo il costo complessivo dell`anno di competenza ma anche la superficie complessiva imponibile nota ed accertata che, invece, non risulta da nessuno dei documenti consegnati all`associazione dal comune». E c`è poi la questione del costo dello spazzamento delle vie pubbliche. «E` vero – si sostiene nel ricorso – che in deroga all`art. 61 del D.L. n. 570/93 la Legge n, 488/98 dava facoltà ai comuni, per l`anno 1999, di coprire tale costo attraverso la tassa, ma tale previsione non è stata più prevista a partire dal 2000, con la conseguenza, come afferma lo stesso Ministero delle Finanze, che i comuni devono dedurre dal costo complessivo del servizio un importo, da determinarsi in sede regolamentare, non inferiore al cinque e non superiore al quindici per cento, a titolo di costo dello spazzamento dei rifiuti». Come è noto il costo del servizio è lievitato da un miliardo 717 milioni a due miliardi 695 milioni, somma a cui vanno aggiunti 340 milioni per il tributo provinciale e 79 per il servizio di raccolta differenziata. Il tutto per un totale di 3 miliardi 114 milioni. Un costo che ha visto raddoppiata la tassa con le conseguenti lamentele dei cittadini che si sono rivolti al Codacons. Ora si attenderà la decisione del Tar.
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