28 Ottobre 2007

Bruciatore al porto, i rioni si coalizzano

Un comitato di quartiere fa sentire la sua voce, un altro non lascia il campo ed insieme ora si schierano a favore dei residenti dei rioni sui quali si riversano le non poche problematiche che ogni giorno nascono dalla presenza del porto commerciale e che spesso riportiamo sulla colonna di questa rubrica. Sulla questione della costruzione del nuovo inceneritore che dovrà prendere il posto di quello in abbattimento sul molo foraneo ha interloquito (e bene ha fatto) il comitato di quartiere Teatro Verdi che ha ricevuto la spinta di Italia Nostra, coinvolgendo il comitato Porto. Domani sera se ne riparlerà a più voci in un’assemblea pubblica con l’adesione di associazioni di diverse estrazioni (Codacons, Wwf, Verdi Ambiente e Società). L’intervento del comitato Teatro Verdi è servito a raccogliere le adesioni di moltissimi abitanti dei quartieri e lo si è visto dalla folta presenza di interessati preoccupati che il nuovo inceneritore possa arrecare ulteriori danni, specialmente a bambini ed anziani, con le sue polveri sottili e tutto quanto comporta la distruzione dei prodotti organici delle navi in arrivo e di quant’altro – come le medicine scadute – debba essere eliminato nei modi che stabilisce la legge. Non a caso domani, come si legge in un volantino, sarà elaborato "un documento di denuncia finalizzato alla richiesta di sospensione immediata dei lavori in corso". A parte che, con la creazione delle due isole ecologiche la prima andrà in funzione proprio domani e per essa sono stati stabiliti i tempi ed i materiali che saranno raccolti tra cui quelli destinati alla distruzione) molto potrà essere trasferito nella nuova struttura, quello che vogliamo oggi sottolineare è l’importante circostanza della partecipazione degli abitanti della zona occidentale di Salerno, martoriati dalle attività portuali, ad una iniziativa che ne valorizza gli interessi in materia di quella salute che dovrebbe essere un compito primario delle autorità amministrative di una qualsiasi città. Potrebbe essere l’inizio di una presenza critica e continua, che latita invece in altri quartieri della città, su un problema essenziale non soltanto per i rioni interessati qual è lo sviluppo dello scalo marittimo sul cui trasferimento nessuno più ha aperto bocca. Se potessimo fare uso dello strumento referendario, come accade nelle province autonome, non ci sarebbero interrogativi da porre, ma che almeno se ne cominci a parlare aprendo un dibattito volto alla conoscenza di dati certi e alla convinzione che si possa raggiungere l’obiettivo primario. Senza preconcetti né difesa di interessi precostituiti.

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