Confcommercio, allarme sul caro-prezzi. “Con una fiammata si rischia di perdere 5,3 miliardi di consumi”
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fonte:
- Repubblica.it
MILANO – La cavalcata dei prezzi, spinta dall’energia, preoccupa gli esercenti per le ricadute che potrebbe avere sul fronte dei consumi. L’ultimo dato pubblicato dall’Istat ha detto di una impennata del 2,9% per il mese di ottobre, ma le Banche centrali continuano a confidare nel fatto che si tratti di movimenti “transitori”, per quanto più duraturi del previsto. Secondo la Confcommercio, un’eventuale fiammata inflazionistica negli ultimi mesi di quest’anno ridurrebbe fortemente i consumi delle famiglie con il rischio di impattare negativamente anche sugli acquisti di Natale e rallentare la crescita nel 2022.
L’Ufficio studi dell’associazione dei commercianti stima che “nell’ipotesi di un aumento medio dei prezzi del 3% si perderebbero circa 2,7 miliardi di euro di consumi, che potrebbero arrivare fino a 5,3 miliardi nell’ipotesi – non tanto irrealistica – di un’inflazione al 4%”. In entrambi i casi, spiega Confcommercio, quasi i tre quarti della perdita deriverebbero da un’immediata riduzione del potere d’acquisto del reddito disponibile, il resto dall’erosione della ricchezza finanziaria detenuta in forma liquida; su questa riduzione dei consumi pesa, peraltro, anche l’aumento delle spese obbligate per il rincaro dei prezzi dell’energia che si è già trasferito sulle bollette di luce e gas.
Il ragionamento della Confcommercio è che nei documenti ufficiali dei governi non sono incorporati scenari di possibili rialzi generalizzati, con l’eccezione del Regno Unito.
Ma per l’Ufficio studi “l’inflazione non attesa riduce, almeno nel breve periodo, il potere d’acquisto dei redditi e degli asset detenuti dalle famiglie in forma liquida, cioè non indicizzata al livello dei prezzi”. Ne derivano perdite che la Confcommercio stima approssimativamente e che “vanno lette come conseguenza di un effetto reddito reale negativo cui si aggiunge anche la perdita di potere d’acquisto della ricchezza finanziaria liquida, quest’ultima fortemente cresciuta tra il 2019 e il 2021 soprattutto per la mancanza oggettiva di opportunità di acquisto durante la fase di lockdown o di limitazione della mobilità, oltre che a scopo precauzionale”.
Per la maggior parte (il 70%) le perdite stimate dall’associazione “sono dovute a immediate riduzioni di potere d’acquisto del reddito disponibile; per la restante parte al minore potere d’acquisto della ricchezza finanziaria detenuta in forma liquidita e, quindi, non protetta dall’inflazione inattesa”. Per la Confcommercio, in sostanza, i potenziali incrementi dei prezzi dovrebbero comportare una variazione nelle aspettative delle famiglie e quindi ridurre gli acquisti durante l’importante periodo natalizio. “Inoltre, è possibile ipotizzare una crescita della quota di spesa destinata a spese obbligate, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia che si è già riflesso sulle bollette di luce e gas (nonostante i sostegni stanziati dal governo per neutralizzare, in parte, gli effetti di tali aumenti sui bilanci delle famiglie, in particolare di quelle più fragili sotto il profilo del reddito da lavoro)”. Pertanto, “data la rigidità delle spese obbligate – anche rispetto a variazioni dei prezzi relativi – si può immaginare, se gli scenari descritti dovessero risultare verosimili, un impatto piuttosto rilevante sui consumi commercializzabili”.
Per il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, il rischio è di “rallentare la crescita del Paese. Occorre, dunque, utilizzare presto e bene le risorse del Pnrr e iniziare a ridurre finalmente la pressione fiscale su famiglie e imprese, a partire dal costo del lavoro. Solo così si possono rilanciare investimenti e consumi”.
Subito le associazioni dei consumatori hanno accolto l’allarme lanciato dai commercianti. “Più che fondato”, lo definisce l’Unc. “La nostra stima è che l’inflazione, proseguendo con lo stesso ritmo, a novembre arriverà al 3,2%. Il rischio, quindi, di un Natale in bianco dal lato dei consumi è più che concreto”. Per il Codacons il Governo deve correre ai ripari per salvare le feste degli italiani e il commercio. “Una riduzione dei consumi per 5,3 miliardi equivarrebbe ad una minore spesa pari a -204 euro a famiglia solo in occasione del Natale”.
Un impatto sui consumi per ora sarebbe già arrivato e lo traccia la Coldiretti, per la quale il caro prezzi legato alla pandemia fa volare gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che fanno segnare un balzo del +6,5% nelle vendite in valore nel 2021 rispetto all’anno precedente, il risultato più alto tra le forme di distribuzione.
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