I costi in bolletta sono raddoppiati in 10 anni
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fonte:
- Il Fatto Quotidiano
U n aumento del 54,4 per cento. Di tanto è cresciuto il costo medio della bolletta dell’acqua in Italia negli ultimi dieci anni, con punte che arrivano fino al 97,4 per cento registrato nel Lazio, in assoluto la regione dove l’incremento è stato più rilevante. Tradotto, una famiglia italiana di tre persone, con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua, nel 2011 spendeva mediamente 290 euro all’anno, mentre nel 2020 ha dovuto sborsare 448 euro. I dati forniti al Fatto da Cittadinanzattiva, organizzazione no profit fondata nel 1978, si basano sulle tariffe applicate dai vari capoluoghi di provincia italiani, e indicano che in tutta la Penisola i costi dell’acqua del rubinetto sono cresciuti a doppia cifra nell’ultimo decennio, cioè a partire dall’anno del cosiddetto referendum sull’acqua pubblica. L’incremento più contenuto delle tariffe è stato registrato nel Nord, dove i prezzi sono aumentati in media del 46,3 per cento, con il minimo fatto registrare in Trentino Alto Adige (+ 21 per cento)e il massimo in Friuli Venezia Giulia (+ 77 per cento). Al Sud la crescita dei prezzi è stata in media del 57,5 per cento: si va dal Molise (+ 31,2 per cento) fino all’Abruzzo (+ 90,2 per cento). L’aumento maggiore riguarda però il Centro Italia, dove negli ultimi dieci anni i prezzi hanno fatto segnare in media un + 62,4 4 per cento. L’incremento minore è toccato agli abitanti delle Marche (+ 42,4 per cento), mentre i più sfortunati sono stati appunto i residenti del Lazio (+ 97,4 per cento), dove la spesa di una famiglia di tre persone è passata da 265 euro a 523 euro all’anno, praticamente il doppio.I PREZZI dell’acqua pubblica sono cresciuti molto più dell’inflazione generale. Il motivo lo spiega un’altra associazione dei consumatori, il Codacons: l’anno scorso ha realizzato uno studio simile a quello di Cittadinanzattiva, arrivando a risultati quasi identici. Basandosi sui dati forniti da Arera (l’Autorità che svolge attività di regolazione e controllo in vari settori tra cui quello dei servizi idrici), il Codacons ha calcolato infatti che tra il 2010 e il 2020 (quindi prendendo in considerazione un anno in più rispetto a Cittadinanzattiva) il prezzo medio dell’acqua del rubinetto è cresciuto del 60 per cento in Italia. Le cause? “Soprattutto il fenomeno della dispersione idrica, che in Italia raggiunge in media il 42 per cento del prelievo totale, contro la media europea del 15 per cento”, ha spiegato l’associazione. Insomma,i prezzi non sono schizzati verso l’alto a causa del p a r a l l e l o a umento dei consumi d’acqua del rubinetto, ma piùprobabil- menteperché sono cresciute le perdite negli acquedotti. Non solo. Nella composizione del costo della bolletta, oltre ai consumi e al costo dell’acquedotto ci sono altre voci importanti: si paga ad esempio il canone di fognatura e quello di depurazione. Fattori che aiutano a spiegare le differenze tra le bollette nel confronto tra regioni e città. Altrimenti non si spiegherebbe come, tanto per fare un esempio, per consumare 192 metri cubi di acqua all’anno una famiglia possa spendere 845 euro a Frosinone e 156 euro a Milano. C’è poi un altro aspetto che aiuta a comprendere gli aumenti di prezzo e rimanda direttamente al referendum di dieci anni fa, quello con cui la maggioranza dei votanti si schierò contro la “adeguata remunerazione del capitale investito” dalle società che gestiscono i servizi idrici. Niente più margini di guadagno garantiti, stabilì il referendum. Secondo il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, però, questi profitti assicurati sono usciti dalla porta per rientrare dalla finestra: ora si chiamano oneri finanziari del gestore. “Non sono costi effettivi e, di fatto, sostituiscono la remunerazione del capitale investito abrogata dal referendum”, si legge in uno studio pubblicato dal Forum due anni
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