31 Ottobre 2021

I costi in bolletta sono raddoppiati in 10 anni

aumento  del  54,4  per  cento.  Di  tanto  è  cresciuto  il  costo  medio  della  bolletta  dell’acqua  in  Italia  negli  ultimi  dieci  anni,  con  punte  che  arrivano  fino  al  97,4  per  cento  registrato  nel  Lazio,  in  assoluto  la  regione  dove  l’incremento  è  stato  più  rilevante.  Tradotto,  una  famiglia  italiana  di  tre  persone,  con  un  consumo  annuo  di  192  metri  cubi  di  acqua,  nel  2011  spendeva  mediamente  290  euro  all’anno,  mentre  nel  2020  ha  dovuto  sborsare  448  euro.  dati  forniti  al  Fatto  da  Cittadinanzattiva,  organizzazione  no  profit  fondata  nel  1978,  si  basano  sulle  tariffe  applicate  dai  vari  capoluoghi  di  provincia  italiani,  indicano  che  in  tutta  la  Penisola  costi  dell’acqua  del  rubinetto  sono  cresciuti  doppia  cifra  nell’ultimo  decennio,  cioè  partire  dall’anno  del  cosiddetto  referendum  sull’acqua  pubblica.  L’incremento  più  contenuto  delle  tariffe  è  stato  registrato  nel  Nord,  dove  prezzi  sono  aumentati  in  media  del  46,3  per  cento,  con  il  minimo  fatto  registrare  in  Trentino  Alto  Adige  (+ 21  per  cento)e  il  massimo  in  Friuli  Venezia  Giulia  (+ 77  per  cento).  Al  Sud  la  crescita  dei  prezzi  è  stata  in  media  del  57,5  per  cento:  si  va  dal  Molise  (+ 31,2  per  cento)  fino  all’Abruzzo  (+ 90,2  per  cento).  L’aumento  maggiore  riguarda  però  il  Centro  Italia,  dove  negli  ultimi  dieci  anni  prezzi  hanno  fatto  segnare  in  media  un  + 62,4  per  cento.  L’incremento  minore  è  toccato  agli  abitanti  delle  Marche  (+ 42,4  per  cento),  mentre  più  sfortunati  sono  stati  appunto  residenti  del  Lazio  (+ 97,4  per  cento),  dove  la  spesa  di  una  famiglia  di  tre  persone  è  passata  da  265  euro  523  euro  all’anno,  praticamente  il  doppio.I  PREZZI  dell’acqua  pubblica  sono  cresciuti  molto  più  dell’inflazione  generale.  Il  motivo  lo  spiega  un’altra  associazione  dei  consumatori,  il  Codacons:  l’anno  scorso  ha  realizzato  uno  studio  simile  quello  di  Cittadinanzattiva,  arrivando  risultati  quasi  identici.  Basandosi  sui  dati  forniti  da  Arera  (l’Autorità  che  svolge  attività  di  regolazione  controllo  in  vari  settori  tra  cui  quello  dei  servizi  idrici),  il  Codacons  ha  calcolato  infatti  che  tra  il  2010  il  2020  (quindi  prendendo  in  considerazione  un  anno  in  più  rispetto  Cittadinanzattiva)  il  prezzo  medio  dell’acqua  del  rubinetto  è  cresciuto  del  60  per  cento  in  Italia.  Le  cause?  “Soprattutto  il  fenomeno  della  dispersione  idrica,  che  in  Italia  raggiunge  in  media  il  42  per  cento  del  prelievo  totale,  contro  la  media  europea  del  15  per  cento”,  ha  spiegato  l’associazione.  Insomma,i  prezzi  non  sono  schizzati  verso  l’alto  causa  del  umento  dei  consumi  d’acqua  del  rubinetto,  ma  piùprobabil-  menteperché  sono  cresciute  le  perdite  negli  acquedotti.  Non  solo.  Nella  composizione  del  costo  della  bolletta,  oltre  ai  consumi  al  costo  dell’acquedotto  ci  sono  altre  voci  importanti:  si  paga  ad  esempio  il  canone  di  fognatura  quello  di  depurazione.  Fattori  che  aiutano  spiegare  le  differenze  tra  le  bollette  nel  confronto  tra  regioni  città.  Altrimenti  non  si  spiegherebbe  come,  tanto  per  fare  un  esempio,  per  consumare  192  metri  cubi  di  acqua  all’anno  una  famiglia  possa  spendere  845  euro  Frosinone  156  euro  Milano.  C’è  poi  un  altro  aspetto  che  aiuta  comprendere  gli  aumenti  di  prezzo  rimanda  direttamente  al  referendum  di  dieci  anni  fa,  quello  con  cui  la  maggioranza  dei  votanti  si  schierò  contro  la  “adeguata  remunerazione  del  capitale  investito”  dalle  società  che  gestiscono  servizi  idrici.  Niente  più  margini  di  guadagno  garantiti,  stabilì  il  referendum.  Secondo  il  Forum  Italiano  dei  Movimenti  per  l’Acqua,  però,  questi  profitti  assicurati  sono  usciti  dalla  porta  per  rientrare  dalla  finestra:  ora  si  chiamano  oneri  finanziari  del  gestore.  “Non  sono  costi  effettivi  e,  di  fatto,  sostituiscono  la  remunerazione  del  capitale  investito  abrogata  dal  referendum”,  si  legge  in  uno  studio  pubblicato  dal  Forum  due  anni 

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