Pietro Maso ai pm: «Diffamato nel rap denuncio Fedez»
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fonte:
- Corriere della Sera
«Flow delicato, pietre di raso, saluti a famiglia da Pietro Maso…». Innocua rima baciata o impropria incursione nella vita dell’uomo accusato dell’omicidio dei genitori trent’anni fa? Nel dubbio e per approfondire la questione il pm Mario Dovinola ha iscritto il nome di Federico Leonardo Lucia, vale a dire Fedez, sul registro degli indagati, ipotizzando il reato di diffamazione. La canzone («No game Freestyle») circola dallo scorso giugno e il legale di Pietro Maso, l’avvocato Alessio Pomponi, ha immediatamente denunciato il rapper, sostenendo che la metrica utilizzata in quel testo evoca «in maniera esplicita la drammatica vicenda personale e processuale» di Maso. L’ex ragazzo della provincia di Verona che, dopo la detenzione, vorrebbe solo essere dimenticato, puntualizza: «Le espressioni utilizzate, riferite e riferibili in maniera chiara, diretta ed esplicita al sottoscritto, appaiono oggettivamente diffamatorie e non possono essere certamente ricondotte all’uso di immagini forti appartenenti al genere musicale o alla cifra artistica degli autori, ovvero a vicende personali assimilabili e non assume alcun interesse in termini di attualità e rilevanza storica». La ci-tazione sarebbe, insomma, gratuita e fuori contesto e rischierebbe di far apparire Maso come esempio criminale, proprio mentre è impegnato a ricostruirsi una vita (ha scontato la sua pena per intero e lavora come giardiniere a Settimo, frazione di Pescantina a Verona). Fedez, che nei giorni scorsi aveva arricchito il suo profilo Facebook con ironici post su Salvini e il caso Morisi («Questa è la storia di un eroe contemporaneo. Un uomo che ha sacrificato la sua intera vita a contrastare la piaga sociale delle droghe. Un uomo che andava in giro a citofonare a casa della gente dicendo “scusi lei spaccia” o che commentava la sentenza sulla morte di Stefano Cucchi dicendo “la droga fa male”…»), vince invece il primo round giudiziario con l’avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Il leader dell’associazione dei consumatori che avrebbe divulgato false informazioni sul rapper in alcuni comunicati e via radio è stato iscritto dalla pm Antonia Giammaria sul registro degli indagati. Lo scorso anno Rienzi aveva accusato l’artista di pubblicità occulta quando da una (favolosa) Lamborghini promosse una campagna per la raccolta fondi di solidarietà. Mentre nell’altro caso, su Radio Capital, intervistato dalla giornalista Selvaggia Lucarelli, lo aveva tacciato di sfruttamento di minore per aver fatto indossare una t-shirt con il logo Moschino al figlio. Le accuse del presidente del Codacons si sarebbero rivelate scivolose e infondate in tutti e due i casi (la Lamborghini, fra l’altro era un leasing stipulato dal cantante che dunque l’aveva già pagata ed era libero di utilizzarla).A questo punto Rienzi, lungamente impegnato in una campagna contro il rapper da lui denunciato perfino all’Antitrust, dovrà rispondere di diffamazione. Giulio De Santis Ilaria Sacchettoni © RIPRODUZIONE RISERVATA
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