29 Settembre 2021

Pietro Maso ai pm: «Diffamato nel rap denuncio Fedez»

«Flow  delicato,  pietre  di  raso,  saluti  famiglia  da  Pietro  Maso…».  Innocua  rima  baciata  impropria  incursione  nella  vita  dell’uomo  accusato  dell’omicidio  dei  genitori  trent’anni  fa?  Nel  dubbio  per  approfondire  la  questione  il  pm  Mario  Dovinola  ha  iscritto  il  nome  di  Federico  Leonardo  Lucia,  vale  dire  Fedez,  sul  registro  degli  indagati,  ipotizzando  il  reato  di  diffamazione.  La  canzone  («No  game  Freestyle»)  circola  dallo  scorso  giugno  il  legale  di  Pietro  Maso,  l’avvocato  Alessio  Pomponi,  ha  immediatamente  denunciato  il  rapper,  sostenendo  che  la  metrica  utilizzata  in  quel  testo  evoca  «in  maniera  esplicita  la  drammatica  vicenda  personale  processuale»  di  Maso.  L’ex  ragazzo  della  provincia  di  Verona  che,  dopo  la  detenzione,  vorrebbe  solo  essere  dimenticato,  puntualizza:  «Le  espressioni  utilizzate,  riferite  riferibili  in  maniera  chiara,  diretta  ed  esplicita  al  sottoscritto,  appaiono  oggettivamente  diffamatorie  non  possono  essere  certamente  ricondotte  all’uso  di  immagini  forti  appartenenti  al  genere  musicale  alla  cifra  artistica  degli  autori,  ovvero  vicende  personali  assimilabili  non  assume  alcun  interesse  in  termini  di  attualità  rilevanza  storica».  La  ci-tazione  sarebbe,  insomma,  gratuita  fuori  contesto  rischierebbe  di  far  apparire  Maso  come  esempio  criminale,  proprio  mentre  è  impegnato  ricostruirsi  una  vita  (ha  scontato  la  sua  pena  per  intero  lavora  come  giardiniere  Settimo,  frazione  di  Pescantina  Verona).  Fedez,  che  nei  giorni  scorsi  aveva  arricchito  il  suo  profilo  Facebook  con  ironici  post  su  Salvini  il  caso  Morisi  («Questa  è  la  storia  di  un  eroe  contemporaneo.  Un  uomo  che  ha  sacrificato  la  sua  intera  vita  contrastare  la  piaga  sociale  delle  droghe.  Un  uomo  che  andava  in  giro  citofonare  casa  della  gente  dicendo  “scusi  lei  spaccia”  che  commentava  la  sentenza  sulla  morte  di  Stefano  Cucchi  dicendo  “la  droga  fa  male”…»),  vince  invece  il  primo  round  giudiziario  con  l’avvocato  Carlo  Rienzi,  presidente  del  Codacons.  Il  leader  dell’associazione  dei  consumatori  che  avrebbe  divulgato  false  informazioni  sul  rapper  in  alcuni  comunicati  via  radio  è  stato  iscritto  dalla  pm  Antonia  Giammaria  sul  registro  degli  indagati.  Lo  scorso  anno  Rienzi  aveva  accusato  l’artista  di  pubblicità  occulta  quando  da  una  (favolosa)  Lamborghini  promosse  una  campagna  per  la  raccolta  fondi  di  solidarietà.  Mentre  nell’altro  caso,  su  Radio  Capital,  intervistato  dalla  giornalista  Selvaggia  Lucarelli,  lo  aveva  tacciato  di  sfruttamento  di  minore  per  aver  fatto  indossare  una  t-shirt  con  il  logo  Moschino  al  figlio.  Le  accuse  del  presidente  del  Codacons  si  sarebbero  rivelate  scivolose  infondate  in  tutti  due  casi  (la  Lamborghini,  fra  l’altro  era  un  leasing  stipulato  dal  cantante  che  dunque  l’aveva  già  pagata  ed  era  libero  di  utilizzarla).A  questo  punto  Rienzi,  lungamente  impegnato  in  una  campagna  contro  il  rapper  da  lui  denunciato  perfino  all’Antitrust,  dovrà  rispondere  di  diffamazione.  Giulio  De  Santis  Ilaria  Sacchettoni  © RIPRODUZIONE  RISERVATA

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