PARTITE A SINGHIOZZO, LE SCUSE NON BASTANO: INTERVENGA IL GOVERNO
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fonte:
- Il Mattino
Francesco De Luca Q ui non sono più i 10 o i 20 secondi di ritardo il problema: è il black out quasi totale, sono quei messaggi insopportabili in cinque lingue per segnalare la situazione di stand-by, è la impossibilità di collegarsi e assistere allo spettacolo calcistico. Quello di giovedì sera a Marassi, con il grande Napoli di Spalletti, era di primissimo ordine. La lettera dell’ad De Siervo non basta. Il caso Dazn deve essere preso in considerazione anche dal governo perché è una questione seria. Appena dieci giorni fa il presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella, dichiarava davanti alla commissione Trasporti della Camera: «Nonostante la necessità di monitorare i singoli disservizi, complessivamente si può dire che la questione della tenuta della rete in merito alla congestione e quella della parità di accesso degli operatori sono risolte o in via di risoluzione». Nulla è stato risolto, invece: due giorni fa il sistema è andato in tilt con le due partite Samp-Napoli e Torino-Lazio. Dazn si è affrettata a presentare – ancora una volta – le scuse e ad assicurare risarcimenti per gli abbonati che non hanno potuto assistere ai quattro gol degli azzurri e al rigore di Immobile: un mese di partite gratis, ma nessun utente imbufalito può accontentarsi. Trapela che il problema tecnico sia da attribuire a un “fornitore esterno”, quello che dovrebbe gestire il meccanismo di deviazione da porte intasate a porte libere per la connessione. Ma Dazn, che ha investito 840 milioni a stagione fino al 2024 per sottrarre le partite a Sky, ha il dovere di offrire il migliore servizio possibile ai suoi abbonati, dopo aver soddisfatto sul piano economico la Lega Serie A e i club. È passato già un mese dall’inizio del campionato, sono state giocate cinque partite e la situazione è diventata inaccettabile. Peraltro mercoledì, il giorno prima dell’ennesima vergogna televisiva, la IX Commissione della Camera ha approvato una risoluzione affinché Dazn assicuri un adeguato servizio agli utenti «impegnando il governo ad adottare tutte le iniziative anche normative» affinché la trasmissione delle partite sia efficiente. Ecco, il momento è arrivato. E l’auspicio è che si vada oltre il monitoraggio annunciato dal sottosegretario allo Sport, l’olimpionica Vezzali, perché qui vi sono un contratto che non è rispettato e un servizio che non è offerto, come ha con fermezza sottolineato la Lega Serie A: il governo quanto potrà restare ad osservare la situazione che danneggia migliaia di italiani? Sono continue le proteste degli abbonati e le associazioni dei consumatori – Codacons e Aidacon in prima fila – sono pronte a fare una class action e a chiedere alla Lega Serie A di revocare il contratto stipulato con Dazn il 21 marzo. Il gruppo che gestisce questa piattaforma streaming esclude di potersi affidare a un canale digitale o satellitare e assicura che sono stati studiati una serie di interventi per evitare nuovi disastri, temendo non solo il danno di immagine ma una valanga di disdette. Sorprende che i club non intervengano a tutela della qualità del prodotto e dei loro tifosi, a supporto della Lega Serie A: non basta intascare 840 milioni a stagione per ritenere che sia tutto a posto. L’ad De Siervo aprì un tavolo il giorno dopo i disastri della prima di campionato: massimo impegno da parte dei rappresentanti della piattaforma ma i problemi sono aumentati. Eppure, questa nuova frontiera della trasmissione streaming altrove funziona: il debutto di Amazon in Champions League, con la sfida Inter-Real Madrid, è andato molto bene e i tifosi hanno tirato un sospiro di sollievo.E allora? Dazn e i suoi flop sono diventati un tormento e non basta un bel sorriso di Diletta Leotta o di Giorgia Rossi per rasserenarci. © RIPRODUZIONE
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