Ponte di Annone: “Manca un imputato”
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fonte:
- La Provincia di Lecco
Il convitato di pietra è stato evocato praticamente per tutta la durata dell’ultima udienza del processo. C’è chi, come l’avvocato Marco Colombo, che nel procedimento pemaòe scaturito dalle indagini sul crollo del ponte di Annone, avvenuto alle ore 17.18 del 28 ottobre 2016, rappresenta il Codacons, ha chiesto il rinvio degli atti alla Procura di Lecco.E chi – pur senza chiedere esplicitamente altrettanto – ha scatenato il suo “J’accuse”, come l’avvocato Edoardo Fumagalli, difensore dell’ex dirigente del settore Viabilità e Lavori pubblici della Provincia di Lecco Angelo Valsecchi. Finita la discussione Al centro dell’ultima udienza dibattimentale del processo per il crollo del cavalcavia, ieri in Tribunale a Lecco, davanti al presidente della sezione penale Enrico Manzi, la Nicoli Trasporti di Albino (Bergamo), che secondo tutte le parti intervenute ieri andava portata sul banco degli imputati. Un procedimento penale che Manzi sta chiudendo in tempi record, con la sentenza prevista il prossimo 6 settembre. Ieri, uscite di scena tutte le parti civili tranne – appunto – il Codacons, Il giudice Enrico Manzi: leggerà la sentenza il 6 settembre positata al suolo quando questo “balletto” è iniziato. Nel corso delle indagini e della successiva istruttoria dibattimentale, abbiamo scoperto che il ponte di Annone aveva due proprietari: uno di diritto, la Provincia di Lecco,e uno di fatto, Anas. Con una caratteristica in comune: il completo disinteresse per le condizioni di salute dal manufatto. Tutti sapevano che fossero precarie, ma nessuno ha fatto nulla». «Falsa testimonianza» Colombo ha quindi chiesto la trasmissione degli atti alla Procura di Lecco per indagare nei confronti della Nicoli Trasporti «perché avrebbero dovuto es-serle contestati gli stessi reati per i quali ora stiamo procedendo con gli odierni imputati». Per Colombo – così come per alcune delle altre parti che ieri hanno depositato davanti a Manzi le loro conclusioni – la società di trasporti bergamasca avrebbe “giocato” nella richiesta delle autorizzazioni alla provincia di Bergamo – tra nulla osta periodici, continuativi e giornalieri – per evitare di pagare quanto dovuto per i trasporti eccezionali. Chiedendo anche il rinvio degli atti alla Procura per Flavia Nicoli, una delle socie dell’azienda, per falsa testimonianza.
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