Riforma Giustizia, l’ira delle associazioni
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- Quotidiano di Sicilia
ROMA – Le modifiche alla Giustizia previste dal Ddl Lattanzi, in particolare quella che riguarda l’esclusione della società civile dalla tutela legale, ha scatenato l’ira delle associazioni dei consumatori, che in un comunicato congiunto hanno espresso tutta la loro preoccupazione. Il riferimento specifico è ad un passaggio contenuto nell’Articolo 1-bis, che di fatto impedisce alle associazioni rappresentative degli interessi collettivi lesi da reato di costituirsi parte civile nei procedimenti penali. La denuncia porta la firma delle principali associazioni dei consumatori italiane: Codici – Centro per i Diritti del Cittadino, Adiconsum, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Associazione utenti dei servizi radiotelevisivi, Casa del Consumatore, Codacons, Confconsumatori, Ctcu Bolzano e Movimento Consumatori. “Siamo consapevoli che il nodo principale della riforma si muove sul dibattito della prescrizione – si legge nel comunicato – ma il risultato prodotto dalla Commissione Lattanzi, di cui si discute ormai da settimane, avrebbe conseguenze gravissime per le persone che si rivolgono alle associazioni rappresentative degli interessi collettivi lesi da reato”. Il timore è, quindi, che le associazioni rischino di essere estromesse dai processi provocando “un danno gravissimo alla partecipazione sociale e alla democrazia”. “Come la storia recente insegna, non si tratta di un dettaglio, ma di una questione cruciale. Non bisogna sottovalutare, infatti, quello che sta accadendo nei processi criminali. Le persone offese non si costituiscono parte civile perché hanno paura”. Le associazioni hanno perciò esortato alla massima attenzione per la proposta avanzata dalla Commissione Lattanzi indicandola come sbagliata, perché non rischia solo di allontanare la società civile dalle aule di giustizia, ma ne impedisce addirittura l’accesso. “Quella che si profila è pertanto una situazione preoccupante” – continua il comunicato. “Questa riforma nasce sotto il segno della necessità di accorciare i tempi della giustizia, garantendo finalmente tempi brevi e certi ai cittadini, troppo spesso costretti ad affrontare un lungo ed estenuante iter, come richiesto dall’Europa. Una corsa ad ostacoli dovuta non certamente alla costituzione come parte civile delle associazioni, la cui presenza in aula è anzi sinonimo di tutela dei diritti dei cittadini e spesso di corretto svolgimento del processo, oltre che un contributo prezioso per fare luce sulle vicende oggetto del processo”. È stata quindi promossa dalle associazioni una campagna di sensibilizzazione per evitare che, dietro il paravento della necessaria riforma della Giustizia, venga impedito alla società civile di essere partecipe nei processi, a partire da quelli delicatissimi nei confronti della criminalità organizzata. “Alla luce di questo, chiediamo la modifica della riforma nell’articolo in cui di fatto viene negata alle associazioni la possibilità di costituirsi parte civile – si legge – garantendo invece la possibilità alla società civile di continuare a difendere in aula, come fatto finora,i diritti delle persone deboli, a partire dai processi che riguardano la criminalità organizzata”.
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