I tarantini: lo Stato ci ha condannati
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
TARANTO. Tra i desiderata del sindaco Rinaldo Melucci, che insiste per un accordo di programma che preveda un’Ilva più piccola e green con la fermata degli impianti inquinanti, e il sogno degli ambientalisti di chiusura totale e definitiva dello stabilimento siderurgico, c’è di mezzo la sentenza del Consiglio di Stato che non ravvede «pericoli imminenti» per la salute della popolazione.I giudici di Palazzo Spada l’altro ieri hanno ribaltato la sentenza del Tar, annullando l’ordinanza del primo cittadino (risalente al 27 febbraio 2020) che evidenziava criticità emissive e conseguenze sul profilo sanitario e disponeva di conseguenza lo stop dei reparti dell’area a caldo, gli stessi che, il 26 luglio 2012, furono sottoposti a sequestro dal gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta «Ambiente Svenduto». Mentre da una parte lavoratori e sindacati tirano un sospiro di sollievo, il sindaco di Taranto, comitati cittadini e ambientalisti annunciano battaglia. D’altro canto Acciaierie d’Italia, la nuova compagine societaria nata dall’accordo tra lo Stato, tramite Invitalia, e ArcelorMittal, si è dichiarata disponibile a verificare «la proposta di piano di transizione ecologica e trasformazione industriale con tutti i soggetti coinvolti, dalle Istituzioni alle Comunità locali,al sindacato e agli operatori dell’indotto». Anche monsignor Filippo Santoro avverte il «bisogno che sia dia finalmente piena attuazione al piano per le bonifiche e che la valutazione del danno sanitario vincoli la produzione che deve assolutamente emanciparsi dall’uso del carbone». Per l’arcivescovo di Taranto «il pronunciamento del Consiglio di Stato conferma ancora una volta che non possiamo demandare alla Giustizia una questione che è meramente politica.I dati che ci descrivono la grave situazione ambientale del territorio ionico e, ancor più, gli effetti gravemente nocivi che queste hanno avuto e hanno sulla salute dei tarantini, ancor più su quella dei bambini, sono ormai di dominio pubblico e incontestabili,e sono molto preoccupanti: non possiamo restare a guardare né ad aspettare soluzioni fantasiose». Ed ancora mons. Santoro auspica che si assumano «immediatamente tutte le azioni possibili volte a contenere le emissioni nocive e intraprendere, anche attraverso le risorse che l’Europa ci mette a disposizione con il Next generation Eu, la strada per arrivare alla produzione di acciaio tramite forni elettrici prima e a idrogeno poi è la scommessa che si deve vincere non nei tribunali ma nei luoghi deputati a determinare il futuro del Paese». È ne-cessario che «le parti in causa – si augura il presule lavorino finalmente nell’unica direzione auspicabile che è quella del pieno rispetto dei lavoratori e della salute di tutti i cittadini di Taranto». Il Codacons intende notificare una «diffida urgente» al sindaco Melucci con la quale si sollecita «una nuova istruttoria su tutti gli eventi che negli ultimi mesi si sono registrati in città e che hanno prodotto danni sul fronte sanitario e ambientale, nonché decessi riconducibili all’inquinamento dell’aria connessi all’attività dell’acciaieria, allo scopo di emettere una nuova ordinanza, stavolta suffragata da adeguata istruttoria, che ordini la chiusura dell’area a caldo dell’industria siderurgica». Intanto, associazioni e movimenti ambientalisti sono pronti a ricorrere all’Unione europea, all’Onu, alla Corte europea dei Diritti Umani di Strasburgo e alla procura della Repubblica. L’altra sera, poche ore dopo la decisione di Palazzo Spada di cancellare la sentenza del Tar di Lecce, numerosi cittadini e attivisti si sono radunati sotto la prefettura bloccando la strada. Campeggiava un cartello con la scritta «Stato assassino». Perché «stesi per terra? Intendiamo utilizzare – ha spiegato Antonio Lenti del movimento Tamburi Combattenti- nostri corpi per opporci a questo massacro. C’è una Taranto che ancora resiste e non si arrende. In sostanza su quel cartello c’era scritto: arrestateci, non abbiamo più nulla da perdere. Lo Stato ci ha già condannato». Per Alessandro Marescotti di Peacelink «questi sono gli ultimi colpi di coda di un’acciaieria che non riesce a stare sul mercato. Il Consiglio di Stato non si è preso la responsabilità di staccare la spina, la-sciando al mercato il compito di portare l’Ilva sul binario morto sommersa dai debiti». «Ci siamo giustamente commossi – ha sottolineato Luca Contrario del movimento Giustizia per Taranto – per la fantastica notizia del ritrovamento del bimbo disperso nei boschi del Mugello», ma «chiediamo la stessa empatia degli italiani per salvare i bambini di Taranto condannati a morte per salvaguardare impianti inquinanti e sotto sequestro. Una sospensione evidente dello Stato di diritto, una vergogna ignobile – ha denunciato – di cui tutta la nazione deve sentirsi responsabile”.
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