L’industria riparte, nuovi segnali di ripresa La produzione torna a crescere a livelli pre covid
-
fonte:
- Il Quotidiano del Sud
A ncora un segnale positivo per la nostra economia. Dopo le previsioni incoraggianti di Bankitalia, Ocse e Fondo monetario internazionale, arrivano i dati dell’Istat a certificare che la ripresa è ormai avviata: ad aprile la produzione industriale è aumentata dell’1,88% rispetto a marzo: è il quinto mese consecutivo di crescita, con il livello dell’indice che supera quelli registrati prima dell’inizio della pandemia,a febbraio del 2020. Il recupero interessa tutti i principali settori di attività: spicca quello dei beni strumentali (+3,11%), seguito dal comparto dell’energia (+2,44%), dei beni intermedi (+1,11%) e, in misura meno rilevante, dei beni di consumo (+0,55%). Se confrontato con il dato di 12 mesi fa, quando il Paese era in pieno lockdown, il “salto” sfiora l’80% (+79,55%). Il rimbalzo maggiore riguarda proprio i settori che hanno maggiormente sofferto gli effetti delle restrizioni anti Covid: tessile, abbigliamento, pelli e accessori segnano + 363%, + 327% quello dei mezzi di trasporto. Ma – tranne la produzione di prodotti farmaceutici di base (-3,22%) – anche tutti gli altri registrano una crescita significativa: + 160,9 9% per le altre industrie, +149,33% per la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche della metallurgia, +132,88% per la fabbricazione di prodotti in metallo.A smorzare gli entusiasmi le criticità registrate dalle imprese – è di mercoledì l’Sos lanciato da Federmeccanica – circa la reperibilità delle materie prime e la difficoltà a trovare le figure professionali da assumere. Intanto si aspetta la ripartenza anche del mondo del terziario. Secondo le previsioni dell’Ufficio studi di Intesa Sanpaolo la ripresa dei servizi non dovrebbe farsi attendere a lungo: «La produzione industriale è cresciuta molto più del previsto ad aprile, forse anche grazie a effetti di calendario. In ogni caso, si rafforzano le prospettive di ripresa, che nei prossimi mesi verrà non solo dall’industria ma, in misura crescente, dai servizi», ha affermato Paolo Mameli, senior economist della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. I numeri dell’industria fanno «ben sperare per il futuro» anche i consumatori, preoccupati tuttavia per la crisi delle vendite che non demorde. «I beni di consumo anche ad aprile arrancano e segnano la crescita più bassa tra tutte le voci, +0,55% – ha affermato il presidente di Codacons, Carlo Rienzi – Numeri che dimostrano la necessità di rilanciare i consumi delle famiglie sostenendo la spesa con misure specifiche, incrementando il potere d’acquisto dei cittadini e aiutando i nuclei che hanno subito una perdita del reddito a causa del Covid». Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori,i dati «indicano l’uscita dal tunnel della crisi, non solo per il rialzo annuo, che nonostante fosse scontato e ovvio, non era certo previsto di tale portata, ma per il fatto che si è recuperato sui valori pre-crisi» . «L’unico unico neo, che non guasta, però, la festa di oggi – ha puntualizzato Dona – è che rispetto all’ultimo mese pre-pandemia, ossia gennaio 2020, c’è ancora un lievissimo gap dello 0,22% da recuperare. Anche rispetto al rimbalzo eccezionale di agosto 2020, c’è ancora un divario dello 0,66%». Se i dati «autorizzano a sperare che l’industria italiana abbia iniziato il percorso di ripresa e di recupero dopo la drammatica caduta a causa del Covid», per alcuni settori la situazione è ancora pesante, hanno sostenuto il segretario confederale della Cgil Emilio Miceli e il coordinatore della Consulta industriale della Confederazione Fausto Durante: lo è per il tessile e l’abbigliamentoabbigliamento, nonostantel’importanteimportante crescita segnalata dall’IstatIstat, così come «restano le incertezze sulla chimica di base, sulla siderurgia, sull’automotiveautomotive». «Diventa quindi decisivo – hanno affermato i due rappresentati sindacali – orientare verso la ripresa industriale le risorse del Pnrr e si conferma la necessità di salvaguardare i livelli occupazionali nell’industriaindustria. La proroga del blocco dei licenziamenti è, in questo quadro, una misura importante perché permetterebbe il consolidamento di questa positiva inversione di marcia dell’industria italiana». Di tutt’altro parere il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, secondo cui i dati certificano che «il Paese è ripartito» di conseguenza «la polemica sul blocco dei licenziamenti e la sua proroga credo abbiamo perso ogni fondamento». La data del 30 giugno – quando verrà meno il divieto di licenziare per le grandi imprese – si avvicina e il confronto tra governo, partiti e parti sociali è serrato e la mediazione ardua. I sindacati sostengono la necessità di estendere la proroga almeno fino al 31 ottobre, quando cadrà lo stop anche per le piccole aziende. Respingendo quindi l’ipotesi di blocchi selettivi. «È complicato e difficile, in questa fase, selezionare comparti e filiere. Dobbiamo riprendere assolutamente invece il confronto con il governo e riannodare i fili della coesione sociale prorogando il blocco generalizzato dei licenziamenti almeno fino a bre», ha sostenuto il leader della Cisl, Luigi Sbarra, indicando nel decreto Sostegni bis, o in un nuovo provvedimento, lo strumento «correttivo». «La crisi continua a colpire duro e noi rischiamo di avare una valanga di centinaia di migliaia di licenziamenti», ha aggiunto aprendo al dialogo, senza allo stesso tempo escludere il ricorso alla piazza.I partiti della maggioranza si muovono in ordine sparso. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ieri ha indicato nel blocco selettivo «una strada possibile ma – ha avvertito- a questo punto credo che la discussione debba passare soprattutto nel confronto tra le forze politiche» perché «è inutile» fare ipotesi che «non trovano poi la convergenza nella maggioranza». E quanto sia difficile trovare la convergenza lo dimostrano le parole della collega di governo Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria all’EconomiaEconomia: «Se agiamo settorialmente rischiamo di compiere lo stesso errore dei codice Ateco» ha affermato, sostenendo che bisogna prorogare il blocco e insieme «potenziare molto il contratto di solidarietà». La strada dei codi Ateco non piace nemmeno al Movimento 5 Stelle: «Non basta individuare i settori critici, non è con i codici Ateco che si può af-frontare l’impattoimpatto» dello sblocco, ha sostenuto il neo leader Giuseppe Conte. Se il Movimento ieri ha affidato a un emendamento al decreto Sostegni la richiesta di proroga della cassa integrazione Covid-19 gratuita dal primo luglio al primo settembre 2021, senza alcun contributo addizionale,a cui viene agganciato il blocco dei licenziamenti in scadenza a fine mese, il gruppo di Leu alla Camera ne ha presentato un altro che sposta la fine del blocco al 31 ottobre 2021. Quello del Pd prevede «il mantenimento del blocco fino al 30 settembre per le aziende dei settori ancora in crisi, individuati con decreto dai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico,e previa sottoscrizione di un accordo con le organizzazioni sindacali», ha spiegato la capogruppo alla Camera, Debora Serracchiani. Ancora una volta toccherà al premier Mario Draghi trovare la sintesi.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Carlo Rienzi, consumi, industria, Istat, produzione
