23 Maggio 2021

La Procura: “Una decisione motivata Per procedere servivano le prove”

«Una  decisione  molto  ben  motivata,  che  accoglie  tutte  le  argomentazioni  che  avevamo  espresso».  Così  il  procuratore  Teresa  Angela  Camelio  commenta  il  rigetto  da  parte  del  Gip  Arianna  Pisano  delle  oltre  500  opposizioni  alle  richieste  di  archiviazione  per  altrettante  denunce.  «Sul  tema  avevo  lavorato  molto  – prosegue  il  procuratore  partire  dal  fatto  che  il  reato  di  doppia  cremazione  non  è  previsto  che  le  altre  accuse  che  vanno  dalla  violazione  di  sepolcro  alla  truffa  devono  essere  provate  prima  di  poter  avviare  un  altro  processo.  stato  capito  il  senso  del  nostro  modo  di  agire,  con  dei  soggetti  in  carcere  l’impianto  sequestrato  alla  Procura  era  richiesto  di  muoversi  il  più  velocemente  possibile  per  arrivare  in  aula,  questo  abbiamo  fatto,  chiudendo  la  pratica  relativa  un’indagine  molto  difficile  in  soli  sei  mesi».  Alle  oltre  500  famiglie  che  avevano  deciso  loro  volta  di  presentare  denuncia  perché  loro  parenti  erano  stati  cremati  nel  periodo  in  cui  si  sarebbero  verificati  gli  abusi,  resta  ora  aperta  la  strada  della  causa  civile.  Nella  decina  di  pagine  che  accompagnano  la  decisione  il  giudice  Pisano  si  sarebbe  inoltre  espressa  anche  sulla  perizia  che  gli  avvocati  del  Codacons  avevano  affidato  un  laboratorio  torinese  sotto  la  supervisione  dell’ex  comandante  del  Ris  di  Parma  Luciano  Garofano.  Nella  sua  relazione  lo  stesso  Garofano  avrebbe  infatti  specificato  che  in  un  solo  caso  era  riuscito  isolare  del  Dna,  utilizzando  un  metodo  indicato  come  sperimentale.  Anche  per  costi  che  il  processo  di  estrazione  del  Dna  dai  resti  trovati  nelle  urne  mescolati  alle  ceneri  comporterebbe, sempre  Garofano  avrebbe  spiegato  che  sarebbe  dovuta  intervenire  la  Procura.  La  cui  consulente  però,  l’anatomopatologa  Cristina  Cattaneo  aveva  già  precisato  nella  sua  relazione  sui  320  chili  di  ceneri  recuperate  dal  luogotenente  Tindaro  Gullo  dai  carabinieri  della  polizia  giudiziaria,  dai  cassonetti  in  cui  dipendenti  del  tempio  crematorio  li  avevano  gettati,  come  fosse,  ai  fini  processuali,  impossibile. 

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