«Palacinema, da risarcire danni per quattro milioni»
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fonte:
- Il Gazzettino
La procura regionale della Corte dei conti ha chiesto due condanne per il danno provocato alle casse pubbliche dagli errori nel progetto per la realizzazione del nuovo Palacinema del Lido di Venezia, mai realizzato dopo il rinvenimento di una discarica di amianto nel sottosuolo. La discussione del procedimento è avvenuta ieri, in via telematica, per evitare il rischio di possibili contagi da Covid, con giudici, accusa e difesa collegati attraverso un’apposita piattaforma telematica. Sotto accusa il Responsabile unico del procedimento (Rup), l’ingegner Fabio De Santis, al quale viene chiesto un risarcimento di 2 milioni 876 mila euro e il coordinatore della Struttura di missione, l’ingegner Raniero Fabrizi (1 milione e 232mila euro), a fronte di un danno complessivo quantificato in oltre 12 milioni di euro. GLI ERRORI Il viceprocuratore che si è occupato delle lunghe e complesse indagini, Giancarlo Di Maio, ritiene che metà del danno sia addebitabile agli errori della ditta che si era aggiudicata i lavori, Sacaim, alla quale però non può essere chiesto nulla in quanto l’amministrazione comunale di Venezia ha già definito i rapporti con l’impresa con una transazione dopo l’abbandono definitivo del progetto. La richiesta di condanna degli ingegneri romani De Santis e Fabrizi ammonta complessivamente a poco più di 4 milioni, a fronte di un danno addebitato loro pari a 6.3 milioni: la Procura, infatti, ha ritenuto di effettuare una riduzione alla luce della complessità della questione, gestita in tempi ristretti e con l’intervento di una miriade di soggetti diversi. LA DIFESA Di fronte alla Corte dei conti, presieduta da Guido Carlino, la difesa dei due incolpati si è battuta per dimostrare l’insussistenza delle accuse, sostenendo principalmente che nessuna censura può essere mossa a De Santis e Fabrizie e che, in ogni caso, non vi è prova dell’esistenza di un nesso di causa tra le mancate indagini archeologiche (che avrebbero potuto evidenziare la presenza di amianto nel sottosuolo) e il danno conseguente alla mancata realizzazione dell’opera Secondo i legali, comunque, le pretese della Procura sono finite in prescrizione per il troppo tempo trascorso dai fatti. COMMISSARIO “SCAGIONATO” L’indagine fu avviata dopo un esposto presentato dal Codacons nel 2011. Inizialmente gli accertamenti avevano riguardato anche il commissario straordinario e due sub commissari (poi diventati tre) delegati ad occuparsi della gestione degli interventi e del bando dei lavori (per un importo complessivo di 94.5 milioni di euro), ma la Procura ha ritenuto che non possa essere contestata loro alcuna responsabilità. Senza colpe, infine, anche i componenti della Commissione tecnica. Gianluca Amadori
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