LA POSIZIONE DEL CODACONS “Per ciascun cittadino 100mila euro di danni”
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
«Il nostro consulente medico legale, professor Agostino Messineo, ha quantificato i danni subiti dalla popolazione di Taranto, pari a 500 euro al mese a residente per un periodo complessivo di 15 anni, derivanti dalle lesioni subite sia in termini di esposizione ai veleni prodotti dagli impianti ex Ilva (arsenico, diossina, zinco, nichel, piombo e addirittura amianto) sia sotto il profilo del danno morale, per la lesione alla vita di relazione e ai diritti costituzionalmente riconosciuti ad ogni cittadino». È quanto affermato dai dirigenti del Codacons (gli avvocati Carlo e Vincenzo Rienzi, Giuliano Leuzzi e Luca Piccione), che ieri mattina hanno tenuto una conferenza stampa in modalità on line sulla questione Ilva e sul processo per il presunto disastro ambientale provocato dall’attività dello stabilimento siderurgico nel quale si è costituito parte civile. danni subiti dai cittadini, è stato sottolineato dall’associazione «ammontano ad un totale di 100mila euro per ogni residente a Taranto, che il Codacons chiederà di risarcire, attraverso i suoi legali, nel corso del suo intervento in Corte d’Assise domani 24 febbraio». In quella sede l’associazione chiederà, al pari di quanto fatto dalla pubblica accusa, la «confisca dell’acciaieria Nel corso della conferenza stampa hanno preso la parola i genitori di Syria e Giorgio, bambini morti per malattie che l’associazione mette in relazione «all’inquinamento dell’aria quali «chiedono al Governo – ha puntualizzato il Codacons – la chiusura definitiva dell’acciaieria senza se e senza ma, unica strada per consentire alle famiglie di far uscire serenamente i figli in strada come avviene in tutte le altre città italiane». L’associazione ha reso noti i risultati di una ricerca relativa ai danni economici «subiti da Taranto a causa dell’Ilva che – si rileva – attestano come la città abbia subito nel corso degli anni uno spopolamento, con il numero di residenti diminuito del -18,2 tra il 1992 e il 2020, un reddito procapite inferiore oggi di quasi il 20% rispetto alla media nazionale, il prezzo delle case enormemente svalutato e un peggioramento della qualità della vita sotto ogni aspetto, dalla ricchezza ai consumi, passando per i servizi, l’ambiente e il Pil».
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