Il Covid 19 modifica il carrello della spesa degli italiani
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fonte:
- Milanofinanza.it
di Francesca Gerosa Il coronavirus ha modificato profondamente il carrello dalla spesa degli italiani, cambiando in modo prorompente le abitudini di acquisto delle famiglie. Lo dimostrano i dati diffusi stamani dall’Istat sulle vendite al dettaglio a febbraio che hanno evidenziato una variazione congiunturale positiva dello 0,8% in valore e dello 0,9% in volume. In aumento sia le vendite dei beni alimentari (+1,1% in valore e +1,2% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (+0,5% in valore e +0,6% in volume).
Su base tendenziale, a febbraio, si è vista una crescita del 5,7% in valore e del 5,8% in volume. L’incremento ha riguardato soprattutto le vendite dei beni alimentari (+8,2% in valore e +7,8% in volume), ma sono risultate in crescita anche quelle dei beni non alimentari (+3,8% in valore e +4,3% in volume). “Gli indici delle vendite al dettaglio a febbraio risentono di quanto accaduto a livello nazionale a partire dalla fine del mese, quando la diffusione dell’epidemia di Covid-19 ha presumibilmente provocato una crescita degli acquisti in alcuni settori”, ha sottolineato l’Istat.
Non a caso l’aumento più significativo a livello tendenziale è stato registrato dalla grande distribuzione, in particolare è la vendita dei beni alimentari a essere cresciuta con maggior intensità (+9,9%), complice anche un giorno in più a febbraio di quest’anno. Anche per le vendite delle imprese operanti su piccole superfici c’è stata una variazione positiva, soprattutto per il comparto alimentare (+5,3%).
Mentre nel trimestre dicembre 2019-febbraio 2020, le vendite al dettaglio hanno registrato una crescita dello 0,6% in valore e dello 0,7% in volume rispetto al trimestre precedente. Sono cresciute sia le vendite dei beni alimentari (+1,1% in valore e +1,0% in volume) sia le vendite dei beni non alimentari (+0,4% in valore e +0,7% in volume). E per quanto riguarda i beni non alimentari, si sono viste variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti.
Gli aumenti maggiori hanno interessato generi casalinghi durevoli e non durevoli (+7,6%) e utensileria per la casa e la ferramenta (+6,3%) mentre l’aumento minore è stato registrato per cartoleria, libri, giornali e riviste (+1%). Infine, rispetto a febbraio 2019, il valore delle vendite al dettaglio è aumentato dell’8,4% per la grande distribuzione e del 3,3% per le imprese operanti su piccole superfici. Viceversa, le vendite al di fuori dei negozi sono calate dello 0,1% mentre è cresciuto parecchio il commercio elettronico (+15,3%).
“La corsa all’acquisto generata dall’allarme coronavirus ha determinato un’impennata nelle vendite dei beni alimentari, che a febbraio crescono su base annua addirittura del +8,2% in valore e del +7,8% in volume”, ha commentato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, rilevando che l’emergenza scoppiata a fine febbraio ha determinato un forte cambiamento nelle abitudini di acquisto delle famiglie, al punto che anche i piccoli negozi, che da mesi registravano vendite con segno negativo, hanno segnato a febbraio un incremento degli affari fino al +5,3% per i beni alimentari. “Questi dati dimostrano in modo evidente come il coronavirus abbia avuto un impatto fortissimo sulle famiglie italiane, modificandone i comportamenti e spingendo a una corsa all’acquisto in alcuni comparti che altera in modo prepotente gli indicatori economici Istat”, ha concluso Rienzi.
E non stupisce affatto che in quasi 4 case su 10 (38%) gli italiani abbiano accaparrato scorte di prodotti alimentari e bevande per il timore di non trovali più disponibili sugli scaffali a causa della pandemia coronavirus, secondo quanto è emerso da un’analisi Coldiretti/Ixè. Una tendenza che con l’avanzare della pandemia si è amplificata a marzo con le vendite degli alimentari che nel dettaglio tradizionale sono aumentate addirittura del 19% mentre le consegne a domicilio sono esplose con un balzo del 90%.
Nonostante l’emergenza coronavirus e gli inviti a restare a casa quasi 1 italiano su 3 (30%) non resiste nemmeno 72 ore prima di dover uscire per fare la spesa in negozi, supermercati e alimentari. Il risultato è che nelle dispense sono stati accumulati soprattutto nell’ordine, pasta, riso e cereali (26%), poi latte, formaggi, frutta e verdura (17%), quindi prodotti in scatola (15%), carne e pesce (14%), salumi e insaccati (7%) e vino e birra (5%). Ecco come il Covid-19 ha cambiato le abitudini di acquisto delle famiglie italiane. (riproduzione riservata)
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