7 Aprile 2020

Il Covid 19 modifica il carrello della spesa degli italiani

 

di Francesca Gerosa Il coronavirus ha modificato profondamente il carrello dalla spesa degli italiani, cambiando in modo prorompente le abitudini di acquisto delle famiglie. Lo dimostrano i dati diffusi stamani dall’Istat sulle vendite al dettaglio a febbraio che hanno evidenziato una variazione congiunturale positiva dello 0,8% in valore e dello 0,9% in volume. In aumento sia le vendite dei beni alimentari (+1,1% in valore e +1,2% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (+0,5% in valore e +0,6% in volume).

Su base tendenziale, a febbraio, si è vista una crescita del 5,7% in valore e del 5,8% in volume. L’incremento ha riguardato soprattutto le vendite dei beni alimentari (+8,2% in valore e +7,8% in volume), ma sono risultate in crescita anche quelle dei beni non alimentari (+3,8% in valore e +4,3% in volume). “Gli indici delle vendite al dettaglio a febbraio risentono di quanto accaduto a livello nazionale a partire dalla fine del mese, quando la diffusione dell’epidemia di Covid-19 ha presumibilmente provocato una crescita degli acquisti in alcuni settori”, ha sottolineato l’Istat.

Non a caso l’aumento più significativo a livello tendenziale è stato registrato dalla grande distribuzione, in particolare è la vendita dei beni alimentari a essere cresciuta con maggior intensità (+9,9%), complice anche un giorno in più a febbraio di quest’anno. Anche per le vendite delle imprese operanti su piccole superfici c’è stata una variazione positiva, soprattutto per il comparto alimentare (+5,3%).

Mentre nel trimestre dicembre 2019-febbraio 2020, le vendite al dettaglio hanno registrato una crescita dello 0,6% in valore e dello 0,7% in volume rispetto al trimestre precedente. Sono cresciute sia le vendite dei beni alimentari (+1,1% in valore e +1,0% in volume) sia le vendite dei beni non alimentari (+0,4% in valore e +0,7% in volume). E per quanto riguarda i beni non alimentari, si sono viste variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti.

Gli aumenti maggiori hanno interessato generi casalinghi durevoli e non durevoli (+7,6%) e utensileria per la casa e la ferramenta (+6,3%) mentre l’aumento minore è stato registrato per cartoleria, libri, giornali e riviste (+1%). Infine, rispetto a febbraio 2019, il valore delle vendite al dettaglio è aumentato dell’8,4% per la grande distribuzione e del 3,3% per le imprese operanti su piccole superfici. Viceversa, le vendite al di fuori dei negozi sono calate dello 0,1% mentre è cresciuto parecchio il commercio elettronico (+15,3%).

“La corsa all’acquisto generata dall’allarme coronavirus ha determinato un’impennata nelle vendite dei beni alimentari, che a febbraio crescono su base annua addirittura del +8,2% in valore e del +7,8% in volume”, ha commentato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, rilevando che l’emergenza scoppiata a fine febbraio ha determinato un forte cambiamento nelle abitudini di acquisto delle famiglie, al punto che anche i piccoli negozi, che da mesi registravano vendite con segno negativo, hanno segnato a febbraio un incremento degli affari fino al +5,3% per i beni alimentari. “Questi dati dimostrano in modo evidente come il coronavirus abbia avuto un impatto fortissimo sulle famiglie italiane, modificandone i comportamenti e spingendo a una corsa all’acquisto in alcuni comparti che altera in modo prepotente gli indicatori economici Istat”, ha concluso Rienzi.

E non stupisce affatto che in quasi 4 case su 10 (38%) gli italiani abbiano accaparrato scorte di prodotti alimentari e bevande per il timore di non trovali più disponibili sugli scaffali a causa della pandemia coronavirus, secondo quanto è emerso da un’analisi Coldiretti/Ixè. Una tendenza che con l’avanzare della pandemia si è amplificata a marzo con le vendite degli alimentari che nel dettaglio tradizionale sono aumentate addirittura del 19% mentre le consegne a domicilio sono esplose con un balzo del 90%.

Nonostante l’emergenza coronavirus e gli inviti a restare a casa quasi 1 italiano su 3 (30%) non resiste nemmeno 72 ore prima di dover uscire per fare la spesa in negozi, supermercati e alimentari. Il risultato è che nelle dispense sono stati accumulati soprattutto nell’ordine, pasta, riso e cereali (26%), poi latte, formaggi, frutta e verdura (17%), quindi prodotti in scatola (15%), carne e pesce (14%), salumi e insaccati (7%) e vino e birra (5%). Ecco come il Covid-19 ha cambiato le abitudini di acquisto delle famiglie italiane. (riproduzione riservata)

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