23 Aprile 2019

Un vero e proprio stillicidio

affitti elevati, acquisti online e nessuna agevolazione per i negozianti
NEI giorni scorsi Confcommercio ha presentato il rapporto “Demografia d’ impre sa nei centri storici italiani”. Tra i vari dati – nel complesso tutti negativi – uno è quello nche preoccupa forse in misura maggiore, per come illustrato dal presidente nazionale Sangalli, e riguarda la chiusura definitiva dei negozi. I numeri parlano chiaro; negli ultimi dieci anni 63mila negozi hanno dovuto chiudere in modo definitivo. In percentuale il calo è stato dell’ 11,1% (confrontato con la situazione del 2008) e in particolare ha riguardato i centri storici. Il problema delle chiusure definitiva dei negozi è emerso a seguito di quanti hanno chiesto il ripristino della chiusura domenicale dei negozi. Negli ultimi dieci anni la crisi dei commercianti ha riguardato in particolare i centri storici delle maggiori città della penisola. Va da sé che il centro storico di una città è un po’ il fulcro del commercio; comunque qualcosa sembra essere cambiato in peggio. Il rapporto di Confcommercio presenta dei dati chiari. Infatti se negli ultimi anni sono stati 63mila i negozi che hanno “dovuto chiudere” definitivamente, ad aumentare parallelamente è stato il commercio ambulante, ma in misura maggiore le attività di ristorazione ed alloggio. Oggetto d’ analisi su cui si basa il rapporto sono state centoventi città. Il fatto che dal 2015 vi sia stato un rallentamento del fenomeno non ha fatto si che la chiusura generale di attività commerciali continuasse, riguardando negozi di giocattoli, abbigliamento e librerie, soprattutto. Andamento inverso ha riguardato invece le attività dei settori di tecnologia, di farmacia, appunto, della ristorazione. Negli ultimi anni il corso principale di Vibo, Vittorio Emanuele III, ha visto progressivamente spogliarsi dei numerosi negozi (circa 50): vendesi, cedesi, fuori tutto per cessazione attività sono i cartelli che a cadenza fissa campeggiano sulle vetrine. Negozi anche storici, costretti a chiudere sotto il peso non so- Oltre 50 lo del minore afflusso di chiuse ne clientela ma anche degli afsporco abbandono. Sebbene i comportamento di consumo possono essere certamente influenzati dalla tendenza generale ad acquistare attraverso l’ e-commer ce, oppure programmare “gite pomeridiane” nei centri commerciali, la ragione della crisi è da rintracciarsi le attività nei canoni di locazione gli ultimi troppo alti applicati nei anni centri storici. A favorire il trasferimen to verso zone de -centrate se non addirittura periferiche sono stati infatti gli sproporzionati prezzi d’ affitto dei locali. Il Codacons ha commentato i dati di Confcommercio secondo una precisa chiave di lettura: «I dati diffusi da Confcommercio secondo cui 64mila negozi sono spariti in Italia negli ultimi 10 anni, dieci fitti elevati (c’ è chi arriva a pagare quasi 3000 euro che non riesce a recuperare e quindi deve dismettere l’ atti vità) o delle varie imposte prive di agevolazioni. E non può certo bastare l’ aver congelato quella, pur importante, per l’ utilizzo del suolo pubblico. La Galleria Vecchio, poi, è stata chiusa ormai da anni e vige in condizione di totale e dimostrano come sia assolutamente folle pensare alle chiusure domenicali dei negozi nel nostro Paese» In questa prospettiva emerge anche l’ inutilità dei saldi di fine stagione secondo gli esperti di settore; il successo di eventi commerciali come il Black Friday aggiunto anche all’ acquisto ormai quotidiano sugli innumerevoli siti non permette di essere ottimisti. C’ è chi ha voluto leggere in altra chiave la situazione: il compito del Governo è quello di dover rilanciare i piccoli esercizi, abbassando i prezzi d’ affitto dei locali e accompagnando questo primo intervento all’ abolizione dei saldi di fine stagione, insieme alla creazione di occasioni d’ ac quisto analoghe al “Black Friday”, un’ iniziativa che ha incontrato l’ apprezzamento dei consumatori. p. r.

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