I consumatori pretendono i rimborsi
-
fonte:
- Messaggero Veneto
di Marco Tempo UDINE Nelle ultime due settimane in Friuli, come in tutta Italia, c’ è stato un boom di richieste di spiegazioni agli sportelli delle associazioni dei consumatori sugli aumenti delle tariffe di telefonia fissa prospettate dai gestori delle reti. Tanti friulani speravano nei rimborsi sulle bollette telefoniche dopo la decisione dell’ Autorità per le telecomunicazioni risalente al marzo 2017 di imporre ai gestori la fatturazione mensile, anziché ogni quattro settimane, con l’ obbligo per le società telefoniche di restituire quanto fatto sborsare in più agli utenti rispetto agli importi calcolati mensilmente. Dopo la decisione del Tar del Lazio che ha considerato legittimo il provvedimento, ma ha bloccato i rimborsi, era infatti intervenuta la politica attraverso il decreto fiscale collegato alla manovra, poi convertito con la legge 172/2017, che ha imposto la fatturazione mensile per telefoni e pay-tv, il vento sembrava aver girato a favore dei consumatori, ora però questi ultimi rischiano di essere cornuti e mazziati: «I gestori di telefonia Tim, Vodafone, Fastweb, Wind Tre e Assotelecomunicazioni-Asstel hanno deciso aumenti delle tariffe guarda caso tutti insieme e tutti dello stesso importo, l’ 8,6 per cento esattamente a quanto ammontava il ricarico per la fatturazione a 4 settimane che, in pratica portava a pagare 13 bollette anziché 12», afferma Wanni Ferrari presidente di Federconsumatori Udine. Consumatori sul piede di guerraLe associazioni dei consumatori del territorio sono sul piede di guerra ma capiscono che la situazione si può sbloccare solo a livello nazionale: «Il Codacons ha già fatto partire una diffida ad applicare questi aumenti siano essi legittimi o meno ed ha presentato un’ istanza a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia in cui si chiede di disporre sequestri cautelari presso le compagnie telefoniche operanti nel nostro paese», riferisce Nicolò D’ Andrea, responsabile provinciale di Udine del Comitato. Gli aumenti non sono ancora scattati perché la legge 172/2017 prevede il ripristino del periodo mensile della tariffazione entro 120 giorni dall’ entrata in vigore (6 dicembre) ovvero a partire dal 4 aprile, ma nelle bollette emesse in questi giorni i gestori già preannunciano gli aumenti dell’ 8,6% e giustificano l’ operazione affermando che ciò non comporterà aumenti a livello annuale. «È un vero affronto, prima aumentano i costi inventandosi la tredicesima bolletta con una modifica unilaterale del contratto, poi tornano a 12 bollette ma inglobano gli aumenti che stanno già intascando. È ora che l’ Autorità Antitrust faccia il suo dovere e impedisca questa prassi delle modifiche unilaterali del contratto da parte dei gestori della telefonia», sbotta Dino Pontisso responsabile territoriale dell’ Adiconsum di Udine. In effetti di fronte a queste modifiche unilaterali dei contratti il consumatore ha il diritto di recesso passando ad un altro gestore senza costi, ma il problema è che tutti i gestori telefonici hanno applicato l’ aumento e per questo motivo l’ Antitrust ha aperto un’ indagine per violazione dei principi della concorrenza: l’ Autorità ha rilevato che Fastweb, Tim, Vodafone e Wind Tre hanno comunicato quasi contestualmente ai propri clienti le novità sulla fatturazione e «di voler attuare di conseguenza una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, anziché 13». “Asse” tra le compagnieIl supposto coordinamento, quindi, «sarebbe finalizzato a preservare l’ aumento dei prezzi delle tariffe», ma anche «a restringere la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso. Per raggiungere tale finalità, i quattro operatori avrebbero concertato la variazione». In sostanza, l’ Antitrust osserva che se tutti aumentano insieme, la possibilità di cambiare operatore, e quindi risparmiare, perde di efficacia. L’ Autorità, tra l’ altro, non esclude la possibilità che l’ intesa «abbia una durata e una portata più ampia e risalga all’ introduzione stessa della cadenza delle quattro settimane dei rinnovi e all’ incremento del prezzo unitario delle prestazioni offerte che ne è conseguito». Esultano, naturalmente, le associazioni dei consumatori, mentre Tim, Vodafone Wind e Asstel respingono ogni addebito assicurando di non adottato alcuna pratica anticoncorrenziale. Ma come è possibile che si possa negare una situazione così evidente? «I gestori operano con troppa libertà a danno dei consumatori, hanno addirittura sfidato le associazioni di tutela invitando a presentare prove come mail o telefonate relative a questo presunto accordo, ma sappiamo benissimo che questa decisione può essere presa durante un pranzo di lavoro o anche sulle piste di Cortina» risponde amareggiato Ferrari. Sulla vicenda si era mossa nel dicembre scorso anche l’ Autorità garante nelle Telecomunicazioni il cui Consiglio «ha verificato la persistenza sul mercato di offerte di servizi di telefonia fissa o convergenti con cadenza di fatturazione 28 giorni, ed ha conseguentemente deciso di avviare nuovi procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori responsabili della reiterata violazione». L’ Autorità ha messo in luce che «deve essere garantito il diritto di recedere o di passare ad altro operatore, senza penali né costi di disattivazione, anche in caso di recesso da contratti con offerte promozionali». I rimborsiC’ è poi la questione dei rimborsi dei rincari pregressi dovuti alla fatturazione a 13 mesi che rimarrà in vigore fino al 4 aprile. Ritenendo che i consumatori non dovessero subire alcun pregiudizio a causa del ritardato adeguamento tariffario, l’ Agcom aveva intimato agli operatori di rimborsare le somme ingiustamente pagate dagli utenti a partire dal 23 giugno 2017, stornandole dalla prima fattura emessa con cadenza mensile, ma Vodafone Wind hanno ottenuto dal Tar del Lazio il congelamento della decisione in attesa del giudizio di merito già fissato al prossimo 31 ottobre. Alla Federconsumatori sono preoccupati. Spiega Ferrari: «Il nostro timore è che i rimborsi non avvengano più in modo automatico sulle bollette, ma siano sottoposti a procedure complesse e scoraggianti; per importi che per un cittadino medio sono di 30-40 euro molti potrebbero rinunciare». Cornuti e mazziati.©RIPRODUZIONE RISERVATA.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- TELEFONIA
