16 Febbraio 2018

Telefoni, blitz della Finanza nelle sedi delle compagnie

l’ antitrust sospetta una collusione sugli ultimi rincari dopo che la legge di bilancio ha proibito le bollette a 28 giorni
Il blitz della Guardia di Finanza è scattato ieri mattina: il Nucleo speciale antitrust delle Fiamme gialle è entrato negli uffici delle maggiori compagnie telefoniche – (e anche della loro federazione, la Assotelecomunicazioni di Roma) per indagare, su richiesta dell’ Autorità delle Tlc, su «possibili intese restrittive della concorrenza», in parole povere su un cartello, nei recenti rincari in bolletta dell’ 8,6%. Su richiesta dell’ Authority di settore, il Garante del mercato ha aperto un’ istruttoria su Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb (oltre ad Asstel) per accertare se abbiano coordinato le strategie commerciali con aumenti uguali per tutti. Canta vittoria l’ associazione di consumatori Codacons: «Pienamente accolto il nostro esposto del 24 gennaio che chiedeva all’ Antitrust di accertare una intesa anticoncorrenza da parte della compagnie telefoniche operanti in Italia». La vicenda si lega alla fatturazione telefonica (incluse le connessioni Internet) a 28 giorni, che aveva portato a 13 i mesi su cui pagare durante un anno; questo modo di fare è stato proibito dall’ ultima legge di bilancio, e le compagnie hanno dovuto adeguarsi, ma lo hanno fatto tutte con la stessa modalità, cioè annunciando ai clienti che subiranno un aumento di tariffa dell’ 8,6% (così il rincaro annuale resta identico a quello imposto con i 28 giorni). L’ Autorità delle Telecomunicazioni e l’ Antitrust contestano che quest’ ultimo passaggio è avvenuto «con pressoché identiche modalità», e di fronte a tale comportamento uniforme, l’ obiettivo della procedura e delle ispezioni è di «accertare se tali imprese, anche tramite Asstel, abbiano coordinato la strategia commerciale», allo scopo di «preservare l’ aumento dei prezzi e restringere la possibilità dei clienti di beneficiare del confronto concorrenziale tra operatori». Insomma se tutte le offerte sul mercato sono uguali, la libertà teorica del cliente di non accettare i rincari e di cercare qualcosa di meglio altrove diventa una presa in giro. Purtroppo i tempi del procedimento non saranno brevi: l’ iter dovrebbe concludersi «entro il 31 marzo 2019». E nei giorni scorsi uno sviluppo negativo è arrivato dalla giustizia amministrativa: il Tar del Lazio ha congelato l’ obbligo di rimborso automatico agli utenti della telefonia fissa per la passata fatturazione a 28 giorni, rimborso automatico che sarebbe dovuto partire ad aprile. Secondo il Codacons «la collusione è costata ai consumatori un miliardo extra all’ anno, per due anni». A presentare il ricorso sono state Vodafone e Wind; entro fine mese il Tribunale si esprimerà anche sui ricorsi di Telecom e Fastweb. Per adesso, attenzione, non si tratta di una bocciatura dei rimborsi, ma di un rinvio, comunque fastidioso per i clienti; il Tar si riserva di decidere nel merito entro il 31 ottobre. Come reagiscono le compagnie telefoniche al blitz della Guardia di Finanza e all’ indagine dell’ Antitrust? La Assotelecomunicazioni assicura che sta prestando «la massima collaborazione alle Autorità, nella consapevolezza di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale». Con parole quasi identiche si esprimono Tim (che si dice «estranea a qualsiasi comportamento anticoncorrenziale» e rivendica di aver «sempre garantito la massima collaborazione alle Autorità»), Vodafone («convinta della correttezza del proprio operato sta collaborando attivamente con l’ Autorità»), Wind Tre («l’ azienda è estranea a pratiche anticoncorrenziali») e Fastweb («estranea a qualunque ipotesi di pratica collusiva»). In pratica le compagnie respingono i sospetti di collusione usando tutte, nella difesa, quasi le stesse parole. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
luigi grassia

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