15 Settembre 2017

Bollette da 13 mesi: solletico ai gestori e il governo guarda

Un anno composto da 13 mesi. È racchiusa in questo sgambetto al calendario gregoriano la questione delle bollette a 28 giorni, anziché a cadenza mensile, che fa sborsare l’ 8,6% in più all’ anno ai clienti di Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb. Da alcuni anni, e in modo progressivo, tutti gli operatori di telefonia hanno infatti aggiornato il sistema di fatturazione che, in pratica, si traduce in una bolletta in più all’ anno. Modifica che ora ha spinto il garante delle Comunicazioni (Agcom) ad avviare “procedimenti sanzionatori” nei confronti dei big telefonici che non hanno rispettato la delibera (121/17/ CONS ) pubblicata lo scorso marzo dalla stessa Autorità che gli ordinava, invano, di tornare entro 90 giorni a una cadenza mensile per le fatture della telefonia fissa, delle offerte fisso più Internet più mobile e per il rinnovo di quelle commerciali. Un richiamo disatteso: la bolletta continua ad arrivare ogni 28 giorni non permettendo al cliente di avere la corretta percezione del prezzo offerto da ciascun operatore e di valutarne il costo annientando così la concorrenza. Come è stato possibile? Contro il provvedimento dell’ Agcom, l’ Asstel (l’ associazione che rappresenta le compagnie telefoniche) è ricorsa al Tar del Lazio, che ha fissato l’ udienza per il febbraio 2018. Ma se i gestori dovessero ricevere un giudizio negativo, si appelleranno sicuramente anche al Consiglio di Stato. Agli utenti, intanto, non resta che mettersi le mani in tasca e pagare: anche se decidessero di cambiare operatore, non hanno nessuna possibilità di risparmio. Tutti i gestori più grandi, infatti, non solo hanno ignorato la richiesta dell’ Agcom, ma hanno fatto anche da apripista: il trucchetto contabile, degno dei migliori illusionisti, sta per essere utilizzato anche da Sky dal prossimo primo ottobre. E, giusto per non farci capire nulla, nello spot della pay tv trasmesso in questi giorni non viene specificato che il prezzo fisso che promuovono per i prossimi 12 mesi tra meno di due settimane non sarà più calcolato su base mensile ma ogni 28 giorni. “Questo tipo di bolletta è un trucchetto tutto italiano per mascherare l’ aumento delle tariffe e il cartello che hanno fatto”, ha commentato non meno di due settimane fa la vice capogruppo del Pd alla Camera, Alessia Morani. Ma la dem è andata oltre: “La mia preoccupazione maggiore – ha detto – è che anche le compagnie di gas ed elettricità possano accodarsi. Per questo la norma, che vorremmo fosse inserita nella prossima legge di Bilancio, deve essere inattaccabile”. E allora il governo che fa? Almeno a parole, si dice pronto a “un intervento normativo” per porre un freno al fenomeno delle fatture a 28 giorni. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, nel Question time di mercoledì ha, infatti, spiegato che “nella condotta degli operatori telefonici e di Sky si legge un comportamento scorretto verso i consumatori che pagano queste iniziative in prima persona” e che andrebbero meglio “perseguite azioni di maggiore tutela”. Tradotto: si dovrebbe andare verso un termine unico, valido per tutti, magari su base mensile, in modo da agevolare i consumatori e mettere fine al caos. Un intervento che, tuttavia, sembra l’ ennesimo spauracchio nei confronti degli operatori telefonici e della pay tv e che ha spinto sul piede di guerra le associazioni dei consumatori. “Non ci limiteremo a plaudere all’ iniziativa dell’ Agcom di sanzionare le compagnie – afferma Federconsumatori – ma avvieremo un’ azione inibitoria per chi non applica la delibera dell’ Autorità”. L’ Unione nazionale consumatori, invece, propone di “fissare per legge la cadenza mensile della fatturazione e cambiare gli importi delle sanzioni, eliminando i tetti attuali e prevedendo che le multe debbano essere sempre superiori all’ illecito guadagno ottenuto con pratiche commerciali scorrette o in violazione delle delibere delle autorità di regolazione”. Il Codacons si dice infine pronto a una class action e chiede “una maxi sanzione per i gestori telefonici e delle pay-tv, perché solo intaccando le loro casse sarà possibile ottenere il rispetto delle norme”. Del resto i numeri lo dimostrano. I primi di agosto, l’ Antitrust ha multato Wind per 500 mila euro proprio per aver ridotto unilateralmente il periodo di rinnovo delle offerte da 30 a 28 giorni, prevedendo costi aggiuntivi per chi decideva di esercitare il diritto di recesso dal contratto (entro 30 giorni). Ma il gestore era già stato sanzionato un anno fa, insieme a Telecom, sempre per la rimodulazione tariffaria sulle offerte di telefonia mobile. E pochi mesi prima la multa da un milione era arrivata a Vodafone. Importi che, tuttavia, fanno il solletico a questi big dai fatturati miliardari per cui il gioco vale sempre la candela.
patrizia de rubertis

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