IL DECODER IMPOSTO E COMINCIA LA PERSECUZIONE
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
Quello che sta accadendo tra me e la Tim è davvero surreale. Tutto ha inizio il giorno che il corriere butta (proprio così) nel giardino di casa mia un pacco contenente il decoder Tim Vision, da me mai chiesto. Siccome non lo voglio, pochi giorni dopo lascio l’ apparecchio al centro Tim di Galatone, dove viene ritirato per la restituzione. Da quel momento sottraggo dalle bollette telefoniche l’ importo del noleggio del decoder che non volevo e non avevo più con me. E’ a quel punto (settembre 2015) che cominciano i distacchi della linea telefonica di casa: vari distacchi e riallacci, succedutisi nei mesi, che mi vengono addebitati (circa 15 euro). Per nulla intenzionato a cedere alla prepotenza della società, continuo a pagare le bollette decurtate dagli importi di servizi che io non ho chiesto. Inutilmente faccio presente agli operatori del call center, più volte, che il decoder è stato restituito in un centro Tim, ma la società non riconosce la restituzione e continua nei distacchi della linea telefonica. Dopo un carteggio a suon di raccomandante, la Tim mi dice (proprio così!) che devo restituire il decoder e poi mi invia un bollettino col quale mi impone l’ acquisto del decoder stesso al costo di 70 euro. A quel punto mi rivolgo al Codacons di Lecce e tramite l’ avvocato dell’ associazione si giunge a firmare una transazione tra me e la società telefonica. Quest’ ultima si impegna a versare a me 300 euro (come risarcimento) e ad azzerare le bollette con gli addebiti. Questo a febbraio 2017. Il 6 e il 9 maggio la Tim torna a staccarmi la linea per morosità, infischiandosene dell’ accordo stipulato tramite il Codacons. La mia battaglia legale ricomincia. Se non è stalking questo… Salvatore Erroi (Tuglie) Saperlo, forse, non servirà a consolarla, ma non è solo in questa disavventura che ha davvero dell’ assurdo. Una vicenda analoga è capitata ad altre persone che, meno perseveranti di lei, hanno semplicemente deciso di cambiare gestore. Non soltanto ha ragione ad opporsi e a denunciare, ma fa anche bene a non scoraggiarsi e ad andare avanti finché non le sarà stato restituito per intero il maltolto e l’ azienda non le presenterà scuse formali. Deve pretenderle, perché un cittadino, utente di un servizio regolarmente pagato, non può essere bistrattato e malmenato come se fosse un oggetto, proprietà privata del quale si decide cosa fare a proprio piacimento. Lo chiama stalking? Probabilmente lo è. Come lo sono, sia pure in forma meno pesante, le telefonate nelle ore più improbabili di incolpevoli ragazzi e ragazze, molto spesso stranieri che, dai vari call center per conto di note aziende, propongono cambi di contratto, dubbie offerte di risparmio e tentano di intimidirti parlando di sprechi di cui saresti responsabile. Io, ormai, stacco il telefono nelle ore a rischio. E pazienza se sarò irreperibile anche per chi mi vuole semplicemente salutare. Auguri per la sua battaglia e ci faccia sapere come andrà a finire.
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