1 Aprile 2016

L’ Agcom ferma Telecom, no all’ aumento chiamate da fisso

 L’ Agcom ferma Telecom, no all’ aumento chiamate da fisso

L’ Agcom diffida Telecom Italia , in qualità di soggetto designato alla fornitura del servizio universale, riguardo alla modifica dei prezzi dei servizi telefonici degli abbonati consumer alla linea tradizionale. Si tratta dell’ offerta Tim Consumer Voce che sarebbe dovuta partire da oggi. “L’ aumento del 300% del prezzo delle chiamate nazionali da linea tradizionale in parte componenti del servizio universale”, ha spiegato l’ Autorità, “non appare giustificato da condizioni economiche generali, quali l’ andamento dei prezzi al consumo o l’ aumento del potere di acquisto degli italiani. Al tempo stesso un aumento così consistente, che va a sommarsi all’ aumento della componente canone mensile degli ultimi tre anni, presenta un alto rischio di esclusione sociale dalla cosiddetta rete di sicurezza, il cui accesso e altri servizi di base sono sottoposti agli obblighi di servizio universale”. Il rischio, ha aggiunto l’ Agcom, è ulteriormente aggravato dalla circostanza che l’ offerta è estesa a tutti gli abbonati consumer, inclusi gli utenti a basso reddito”. Contestualmente l’ Autorità ha avviato un procedimento volto a determinare il metodo più efficace e adeguato per garantire, anche in prospettiva, la fornitura dell’ accesso alla rete di sicurezza sociale e dei servizi minimi del servizio universale, che dovranno assicurare ai cittadini-utenti disponibilità, convenienza e accessibilità, quali condizioni necessarie per l’ inclusione sociale. Le attività dell’ Autorità per la determinazione delle tariffe accessibili del servizio universale potranno coordinarsi, in una visione più ampia e generale della tematica, con l’ analisi delle condizioni qualitative di fornitura e con lo studio, già avviato, sulle tariffe e caratteristiche tecniche di offerta dei servizi di base agli utenti in condizioni di disagio economico, sociale e di disabilità. Esulta il Codacons. “L’ Autorità”, ha spiegato il presidente, Carlo Rienzi, “ha accolto la nostra denuncia. Nelle scorse settimane, infatti, avevano chiesto un intervento dell’ Agcom, evidenziando come gli aumenti fossero del tutto ingiustificati e andassero a colpire le categorie più deboli di utenti, ossia gli anziani e chi non dispone di cellulari o internet”. Ora Telecom dovrà “necessariamente fare marcia indietro e annullare qualsiasi aumento per la telefonia fissa. Se ciò non avverrà”, ha avvertito, “il Codacons denuncerà la compagnia telefonica in Procura e avvierà una class action a tutela di tutti gli utenti interessati dagli assurdi rincari”. Tra l’ altro, dai dati dell’ Agcom pubblicati ieri si evince che negli ultimi quattro anni Telecom Italia ha perso 2,9 milioni di linee di cui 1,1 milioni migrate ad altri operatori e il resto è uscito dal mercato. Solo nel 2015 le linee perse da TI sono state 740mila di cui 350mila usciti dal mercato. Il business plan del gruppo tlc ipotizza che le disconnessioni tendano verso lo zero entro il 2018. “Le nostre stime sono coerenti. Pensiamo infatti che il numero di utenti che preferisce stare solo sul mobile sia un numero finito”, commentano gli analisti di Equita che citano anche il crescente appetito per i servizi a banda larga. Nel 2015 la domanda di connessioni oltre 30mbs è raddoppiata a 1,4 milioni di linee e la domanda oltre 10mbs è cresciuta del +35% a 4,2 milioni di linee. “La domanda crescente di banda è fra gli elementi che supportano l’ idea di una stabilizzazione delle disconnessioni”, aggiungono gli analisti della sim che continuano a consigliare il titolo TI (buy e target price a 1,10 euro). A Piazza Affari il titolo Telecom Italia ha accelerato al ribasso dopo la diffida dell’ Agcom, ora perde il 4,48% a 0,9055 euro. Arretra anche l’ azione di risparmio (-3,77% a 0,741 euro) con il nuovo amministratore delegato, Flavio Cattaneo, che potrebbe però riportare sul tavolo l’ opzione di convertire le azioni di risparmio in ordinarie, anche se il tema più urgente per il neo ad è quello di trovare un accordo con Metroweb, dato che già il prossimo 7 aprile il premier Renzi terrà una conferenza stampa per dare il via al progetto per la banda larga che vede il coinvolgimento di Enel . Comunque nel breve termine la conversione delle azioni di risparmio è impraticabile perché il diritto di recesso, che va obbligatoriamente offerto agli azionisti di risparmio, è ancora troppo alto rispetto al prezzo del titolo (il differenziale vale circa 0,11 euro).
FRANCESCA GEROSA

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