21 Agosto 2015

Il decalogo del Codacons sui cafoni della spiaggia

Il decalogo del Codacons sui cafoni della spiaggia

segue dalla primadi eugenia tognotti.
Non che scarseggino le norme sull’ uso delle spiagge e del mare. E non mancano, neppure, bisogna riconoscere, i controlli e gli interventi, a cominciare da quelli delle Guardie costiere. Ma né le ordinanze balneari, come quella emessa a giugno di quest’ anno dall’ Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica, né le pesanti sanzioni amministrative sembrano scoraggiare chi si considera “in vacanza” anche da regole e norme. Le violazioni – che talvolta finiscono nelle cronache locali dei giornali – non si contano e sono segnalate sia nella costa orientale che in quella occidentale e in alcune delle spiagge-gioiello dell’ isola. Il catalogo è piuttosto lungo e comprende, tanto per citare solo alcune delle trasgressioni più comuni: le rumorose evoluzioni di potenti moto d’ acqua a ridosso dei bagnanti; il calpestio delle dune; i suv e gli automezzi che si spingono quasi in spiaggia; le barche che, ignorando le distanze di sicurezza, arrivano a lambire i bagnanti e gli scafi a motore che non si fanno scrupolo di arrivare direttamente in spiaggia per l’ aperitivo. E, ancora, l’ occupazione proterva dei migliori tratti di spiaggia con ombrelloni-gazebo, lettini e sedie a sdraio dislocati dopo il tramonto del sole – in dispregio di una delle prescrizioni dell’ ordinanza regionale – per guadagnare la precedenza; il volume spaccatimpani degli “apparecchi di diffusione sonora” installati in bar e chioschi in alcune spiagge. Ma qui si entra nel campo, sterminato, della maleducazione da spiaggia, in continuo aumento, tanto che da qualche anno il Codacons – il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori – elabora una sorta di decalogo di bon ton da spiaggia. I riferimenti di base sono le segnalazioni e le lamentele più frequenti dei cittadini che, esasperati, inondano di proteste le rubriche delle lettere dei quotidiani locali. C’ è chi denuncia l’ incivile pratica di abbandonare sulle spiagge – non escluse quelle provviste di appositi contenitori – mozziconi di sigaretta, chewing-gum, avanzi di cibo e rifiuti di ogni genere. E, ancora, certi giochi da spiaggia – pallavolo, racchettoni, frisbee – che comportano l’ occupazione della battigia e la minaccia all’ incolumità fisica sulla riva del mare e in acqua, da palloni vaganti di ogni dimensione. Le cattive maniere, non perseguibili, assumono varie forme: vicini d’ ombrellone molesti con radio perennemente accesa o invasori di spazi con attrezzature da pic nic; i toni di voce di mamme che cercano vanamente di imporre ai figli di uscire dall’ acqua, sollevando il volume e moltiplicando i richiami; i genitori incuranti del fatto che i loro pargoli improvvisino veri e propri raid di gavettoni in mezzo ai bagnanti, lanciando sabbia rovente sulle sdraio e schizzando acqua su giornali, borse e asciugamani, tanto per limitarsi a qualcuno degli attentati al relax e al riposo. Nel decalogo del Codacons, l’ uso dissennato di smartphones e telefonini – guinzagli elettronici di cui non si riesce più a fare a meno – occupa naturalmente un posto speciale, a conferma dell’ irresistibile avanzata di quella nuova forma di maleducazione chiamata “mobile incivility”, destinata a vincere la sfida contro ogni tentatico di imporre un galateo balneare: suonerie di ogni genere e volume, un’ arma letale per chi cerca di rilassarsi in spiaggia; conversazioni a voce tanto alta da fornire ai vicini d’ ombrellone vere e proprie tranches de vie, scampoli d’ informazione su problemi lavorativi, familiari, e perfino sanitari. Non si salvano cale, calette e spiagge libere dove maleducazione e scarso rispetto per le regole non devono neppure confrontarsi con l’ organizzazione e la delimitazione degli spazi imposti negli stabilimenti balneari.
 
 

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