Il decalogo del Codacons sui cafoni della spiaggia
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fonte:
- La Nuova Sardegna
segue dalla primadi eugenia tognotti.
Non che scarseggino le norme sull’ uso delle spiagge e del mare. E non mancano, neppure, bisogna riconoscere, i controlli e gli interventi, a cominciare da quelli delle Guardie costiere. Ma né le ordinanze balneari, come quella emessa a giugno di quest’ anno dall’ Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica, né le pesanti sanzioni amministrative sembrano scoraggiare chi si considera “in vacanza” anche da regole e norme. Le violazioni – che talvolta finiscono nelle cronache locali dei giornali – non si contano e sono segnalate sia nella costa orientale che in quella occidentale e in alcune delle spiagge-gioiello dell’ isola. Il catalogo è piuttosto lungo e comprende, tanto per citare solo alcune delle trasgressioni più comuni: le rumorose evoluzioni di potenti moto d’ acqua a ridosso dei bagnanti; il calpestio delle dune; i suv e gli automezzi che si spingono quasi in spiaggia; le barche che, ignorando le distanze di sicurezza, arrivano a lambire i bagnanti e gli scafi a motore che non si fanno scrupolo di arrivare direttamente in spiaggia per l’ aperitivo. E, ancora, l’ occupazione proterva dei migliori tratti di spiaggia con ombrelloni-gazebo, lettini e sedie a sdraio dislocati dopo il tramonto del sole – in dispregio di una delle prescrizioni dell’ ordinanza regionale – per guadagnare la precedenza; il volume spaccatimpani degli “apparecchi di diffusione sonora” installati in bar e chioschi in alcune spiagge. Ma qui si entra nel campo, sterminato, della maleducazione da spiaggia, in continuo aumento, tanto che da qualche anno il Codacons – il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori – elabora una sorta di decalogo di bon ton da spiaggia. I riferimenti di base sono le segnalazioni e le lamentele più frequenti dei cittadini che, esasperati, inondano di proteste le rubriche delle lettere dei quotidiani locali. C’ è chi denuncia l’ incivile pratica di abbandonare sulle spiagge – non escluse quelle provviste di appositi contenitori – mozziconi di sigaretta, chewing-gum, avanzi di cibo e rifiuti di ogni genere. E, ancora, certi giochi da spiaggia – pallavolo, racchettoni, frisbee – che comportano l’ occupazione della battigia e la minaccia all’ incolumità fisica sulla riva del mare e in acqua, da palloni vaganti di ogni dimensione. Le cattive maniere, non perseguibili, assumono varie forme: vicini d’ ombrellone molesti con radio perennemente accesa o invasori di spazi con attrezzature da pic nic; i toni di voce di mamme che cercano vanamente di imporre ai figli di uscire dall’ acqua, sollevando il volume e moltiplicando i richiami; i genitori incuranti del fatto che i loro pargoli improvvisino veri e propri raid di gavettoni in mezzo ai bagnanti, lanciando sabbia rovente sulle sdraio e schizzando acqua su giornali, borse e asciugamani, tanto per limitarsi a qualcuno degli attentati al relax e al riposo. Nel decalogo del Codacons, l’ uso dissennato di smartphones e telefonini – guinzagli elettronici di cui non si riesce più a fare a meno – occupa naturalmente un posto speciale, a conferma dell’ irresistibile avanzata di quella nuova forma di maleducazione chiamata “mobile incivility”, destinata a vincere la sfida contro ogni tentatico di imporre un galateo balneare: suonerie di ogni genere e volume, un’ arma letale per chi cerca di rilassarsi in spiaggia; conversazioni a voce tanto alta da fornire ai vicini d’ ombrellone vere e proprie tranches de vie, scampoli d’ informazione su problemi lavorativi, familiari, e perfino sanitari. Non si salvano cale, calette e spiagge libere dove maleducazione e scarso rispetto per le regole non devono neppure confrontarsi con l’ organizzazione e la delimitazione degli spazi imposti negli stabilimenti balneari.
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