Cota nell’ aula di Rimborsopoli: “Trattato da ladro, che disonore”
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fonte:
- Lastampa.it
l’ ex presidente della regione cota ha reso dichiarazioni spontanee: le mutande verdi finite tra le spese per sbaglio.
Le mutande verdi? «Una montatura giornalistica». I 115 scontrini contestati dalla procura? «Altro che bugie, sicuramente ho fatto spese per importi ben superiori a quanto rimborsato». È il giorno delle dichiarazioni spontanee dell’ ex presidente Roberto Cota, accusato di peculato nel processo per Rimborsopoli in Regione. Completo blu e sorriso d’ ordinanza, arriva accompagnato dagli avvocati Guido Carlo Alleva e Domenico Aiello. Incrocia Augusta Montaruli (anche lei difesa da Alleva) che ha scelto di fare spontanee dichiarazioni. Appena incomincia a parlare davanti ai giudici, le sale un groppo in gola. Le rimarrà per tutto il tempo (quasi un’ ora) delle dichiarazioni concordate con i difensori. Poi tocca a Cota. Ha rinviato un paio di volte l’ appuntamento con i giudici. E così, è arrivato oltre i ballottaggi delle regionali. Combinazione. Voleva anche rispondere alle domande di accuse e difesa, poi ha cambiato idea, consigliato dai suoi legali. Aveva appena ricevuto dall’ avvocato Tiziana Sorriento (parte civile per Codacons) il mini-dossier raccolto sulle spese di rappresentanza della presidenza della giunta. Soldi che fino a ieri ha sempre detto ai cronisti di «non aver toccato». In aula, parla della «maledetta vicenda delle cosiddette mutande verdi», utilizzate per «attacchi mediatici e strumentalizzazioni». «Erano pantaloncini» e lo scontrino è finito «per errore» nelle spese legate a un viaggio di lavoro al Mit di Boston. Per quella e altre spese, vale lo stesso discorso: «Il vaglio non lo facevo io. Al mattino scaricavo queste spese e chiedevo di fare una verifica incrociando i dati dell’ agenda. Se ci sono stati errori, sono avvenuti sicuramente in buona fede». Dopo Cota è la volta di Andrea Stara che tra le accuse ha pure quella di aver acquistato un tagliaerba e una sega circolare. «Quella storia mi pesa come un macigno, me lo sogno anche di notte». Di entrambi, «non ne so proprio nulla, mi sembra strano».
claudio laugeri
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