11 Maggio 2015

Per gli italiani valgono più i maghi che i fondi

Per gli italiani valgono più i maghi che i fondi

DA CORRIERE ECONOMIA

Un’Italia in cui maghi, fattucchiere e gioco d’az-
zardo  sono  più  importanti  che  mettere  da
parte quanto necessario per il proprio fondo
pensione.  È  il  quadro  che  emerge  dal  “Bilancio  del
sistema  previdenziale  italiano”  curato  da  Itinerari
Previdenziali, ente organizzatore della Giornata Na-
zionale  della  Previdenza  e  del  Lavoro,  uno  studio
che analizza vizi e virtù del sistema
welfare.
Secondo i dati, aggiornati al 2013 e che prendono
in considerazione una serie di fonti dall’Istat al Co-
dacons, da NetBet a Contribuenti.it, ad oggi sono cir-
ca 13 milioni gli italiani che si rivolgono a un mago o
una fattucchiera per conoscere il futuro, spendendo
in media oltre 16 miliardi di euro all’anno, contro i 13
milioni annui spesi per i fondi pensione da 6.2 milio-
ni di italiani. Sono anche di più, addirittura 15 milio-
ni, gli italiani che decidono di spendere ogni anno 24
miliardi  in  gioco  d’azzardo,  lotto  e  gratta  e  vinci.
Spesa  e  numeri  a  cui  andrebbero  aggiunti  anche
quelli del gioco illegale che, per ovvi motivi, è diffici-
le da calcolare. Un altro numero? Sono 14,5miliardi
gli  euro  spesi  in  telefonate  “private”  in  media  ogni
anno,  senza  contare  i  costi  di  telefonini  e  apparec-
chiature quali tablet e smartphone all’avanguardia e
i costi dei collegamenti internet via rete fissa o rete
mobile. Stando ai dati Censis, pur senza avere un va-
lore assoluto di riferimento, si scopre poi che gli ita-
liani  sono  anche  ai  primi  posti  per  ricorso  a  cure
estetiche
In poche parole, secondo il “Bilancio” del Centro
Studi di Itinerari Previdenziali, i soldi da versare in
fondi  pensione  alternativi,  o  complementari,  ci  sa-
rebbero, solo che non vengono spesi con accortezza,
complice  la  scarsa  conoscenza  dei  mezzi  a  disposi-
zione.
«Se una piccola parte di quello che si spende per
maghi  e  gioco  fosse  messo  in  un  fondo  pensione
complementare  —  commenta  Alberto  Brambilla,
presidente di Istituti Previdenziali — probabilmen-
te  molti  giovani,  e  non  più  giovani,  riuscirebbero  a
tirare una boccata d’aria. Il problema è proprio che
non  si  sa  molto  del  sistema  previdenziale.  Ed  è  an-
che  per  questo  che  abbiamo  deciso  di  portare  la
Giornata Nazionale della Previdenza e del Lavoro a
Napoli. Nel nostro Bilancio è emerso che c’è partico-
larmente  bisogno  di  informazione,  soprattutto  al
Sud,  perché  come  è  stato  dimostrato  c’è  comunque
un problema di disoccupazione maggiore, e media-
mente ci sono meno coperture pensionistiche».
Infatti a riguardo, nonostante i numeri farragino-
si del sistema che suddivide tra pensioni di anzianità
(per  aver  cumulato  gli  anni  di  lavoro  necessari)  di
vecchiaia, invalidità (e altre), un dato emerge tra tut-
ti. Il rapporto tra la popolazione e il numero di pen-
sioni erogate vede il Sud arrancare negli ultimi posti
della  classifica.  Non  tanto  per  quelle  di  invalidità,
che vedono il Mezzogiorno primeggiare, con un pic-
co in Basilicata che vede un tasso di pensionamento
per  invalidità  del  4,7%  (sempre  secondo  i  dati  del
2013), quanto per quello per anzianità.
Proprio in quest’ottica tutte le regioni del Nord so-
no ai primi posti e lasciano negli ultimi 5: la Puglia
con  il  6,52%  di  tasso  di  pensionamento  (ottenuto
calcolando proprio il rapporto popolazione e pensio-
ni), la Basilicata con il 6,22%, la Sicilia con il 5,16%, la
Calabria con il 5,15% e la Campania con il 4,44%.
Altro dato interessante che emerge dal Bilancio è
quello  del  rapporto  tra  pensione  media  e  reddito
medio  suddiviso  a  seconda  delle  diverse  categorie
lavorative.  Ad  avere  il  miglior  rapporto  medio  tra
pensione  media  e  reddito  medio  sono  gli  iscritti  al
“Fondo Volo” ossia il fondo sostitutivo per piloti, as-
sistenti e tecnici di volo. Infatti con un rapporto tra
Pm e Rm nel 2013 pari al 136% i professionisti del-
l’aria  hanno  ricevuto  una  pensione  media  di
46,95mila euro superiore al proprio reddito che am-
montava  a  34mila  euro.  Buoni  secondi  i  lavoratori
dello spettacolo che non vedono alcuna flessione tra
reddito e pensione con un rapporto del 100%. Ultimi,
paradossalmente,  proprio  i  consulenti  del  lavoro,
che  pur  dovrebbero  intendersene  di  fondi  comple-
mentari e contributi, con un rapporto pari al 15%. A
prescindere  poi  dai  rapporti  i  pensionati  più  ricchi
sono gli ex Notai, che hanno una pensione media di
75mila euro.
Un ultimo numero? Si pensi che la media dei Pae-
si Ocse presenta un rapporto tra patrimonio dei fon-
di pensione e Pil pari al 77%, mentre l’Italia è appena
al 7% segno che c’è ancora tanto da fare

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