Disservizi Tim, colpa dell’ azienda
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
LAGONEGRO – La rimozione dell’ antenna della Tim dal tetto dell’ edificio che ospita gli uffici della Procura della Repubblica continua a causare numerosi disservizi tra tutti i clienti del Lagonegrese: ieri mattina, a causa del sovraccarico che ha interessato le due antenne alternative e lo spazio rimanente in banda, anche gli utenti di linee fisse erano praticamente tagliati fuori dal mondo, impossibilitati finanche ad inoltrare telefonate. Addirittura il principale concessionario della Tim, il punto vendita Communication One in pieno centro, non riusciva ad effettuare le ricariche per cui mezzo paese è rimasto senza telefono. I disagi si protraggono ormai da due settimane e la situazione sta diventando insostenibile: non si riesce ad inviare un fax, i gestori di locali e alberghi non possono accedere alla Pec per le registrazioni e le comunicazioni fiscali, mentre tanti cittadini non possono neppure mandare un sms. Figuriamoci utilizzare applicazioni quali Facebook, Twitter o Whatsapp. L’ azien da, attraverso un comunicato inviato alla redazione del Quotidiano in seguito ad un articolo pubblicato sul nostro giornale, si è scusata per i problemi causati alla clientela adducendo motivazioni tecniche di ordine burocratico, relative al mancato rinnovo della concessione di suolo pubblico dal parte del comune. In realtà non sarebbe stata l’ amministrazio ne a prendere la decisione, ma proprio la Tim per non pagare il canone annuo che ammonta a circa 13.000 euro. Non ci sarebbero dunque nemmeno ragioni di sicurezza imposte dal Tribunale, dietro le quali in un primo momento si era cercato di nascondere una scelta puramente commerciale. Che a molti pare incomprensibile ed ingiustificabile. E la popolazione non ci sta, anche perché la compagnia ha precisato che una nuova antenna non sarà montata prima della metà di febbraio: numerosi in queste ore i cambi di gestore in favore di altri operatori, centinaia le telefonate al 119 per chiedere informazioni e senza ricevere una risposta plausibile. Il titolare di Communication One Attilio Spena, sollecitato in tal senso dai clienti imbufaliti, ha avviato una raccolta firme che sta registrando decine di adesioni per sottoporre alla Tim una richiesta collettiva di rimborso e di risarcimento danni, che verrà calibrata in base ai singoli profili e abbonamenti sottoscrit ti dagli utenti. L’ iniziativa di class action sarà affidata ai legali del Codacons, che non si trovano per la prima volta ad affrontare episodi del genere a tutela dei consumatori. Intanto a Lagonegro monta il disappunto diffuso, caratterizzato dallo sconcerto nei confronti di una misura presa in spregio di qualsivoglia considerazione delle necessità personali e professionali dei clienti, e senza che a monte o durante i disservizi sia stata fornita alcuna informazione. «Siamo nel medioevo – commentano in tanti – con il digitale terrestre che funziona a metà e internet che non funziona per niente, tra un po’ non riusciremo nemmeno a telefonare. Una multinazionale che fattura centinaia di milioni di euro all’ anno, la principale compagnia di servizi per la comunicazione italiana, non può comportarsi in maniera così arrogante e superficiale nei confronti di cittadini che evidentemente considera di serie B: eppure qui gli abbonamenti costano quanto a Roma o Milano». Fabio Falabella.
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