6 Settembre 2014

Quattro precipitano Una strage in vetta

Quattro precipitano Una strage in vetta

Alberto Peruffo, 51 anni, di Veduggio, Giuseppe Ravanelli, 46 anni, di Sulbiate, Giuseppe Gritti, 46 anni, di Mezzago e Mauro Mandelli, 46 anni di Brugherio. Una settimana fa affrontavano il Disgrazia con entusiasmo, prova generale prima del “progetto Monte Bianco”. Oggi che i funerali hanno abbassato il sipario sul dolore di chi li ha persi, resta sul tavolo il j’ accuse di un altro alpinista, Alessandro Campi. Il fisioterapista 41enne, iscritto al Cai di Brugherio come Mandelli, è stato il primo a raggiungere il quartetto, quando Gritti era ancora vivo. Ma per 40 maledetti minuti di black out telefonico non è riuscito a lanciare subito l’ allarme. Nel frattempo il ferito è deceduto. Quei telefonini senza campo “Non è possibile che dalle spiagge di Rimini io possa inviare le foto delle mie vacanze -ha detto martedì ancora pieno di rabbia- e che sotto alla Grignetta, a due passi da qui, le compagnie telefoniche italiane non abbiano campo”. Non si dà pace Campi, dialoga con i dirigenti dell’ Areu, risponde a televisioni e giornali, dà voce alla sua protesta. Non si può dimenticare, d’ altra parte, una vita che ti è scivolata via mentre ti affannavi a cercare campo per il telefonino. Campi, partito dal Rifugio Ponti con la compagna Alessandra Farci un’ ora dopo i quattro brianzoli, ha sentito il grido della cordata e intravisto la scena. Anche lui, per una macabra ironia della sorte, è di Brugherio. Mauro Mandelli lo conosceva di vista, ma domenica non ha capito che c’ era anche lui in quel groviglio di corpi. Troppo concitate le operazioni di soccorso, troppo disperate. “Quando io e la mia collega siamo riusciti a raggiungere gli alpinisti brianzoli -ha raccontato pieno di rabbia- il cellulare non prendeva. Gritti era in condizioni gravi, circondato dai suoi amici privi di vita. Lo abbiamo aiutato a ricomporsi un po’, ma lo abbiamo dovuto lasciare per cercare la rete. Gli avevo chiesto di resistere ma abbiamo perso 40 minuti a cercare il segnale e Gritti non ce l’ ha fatta. Forse sarebbe successo comunque, ma in modo più dignitoso, in modo diverso”. Il Codacons interroga Il problema, segnala l’ alpinista, esperto di montagna fin da ragazzino, vanifica spesso gli sforzi del 118 lombardo. “Da quando sono riuscito ad avvisare i soccorsi -ha raccontato- sono passati solo 12 minuti ed è arrivato l’ elicottero con 4 uomini. Un’ eccellenza che se la sognano anche gli americani, vanificata e umiliata dalla mancanza di coperture telefoniche delle compagnie italiane”. La questione resta aperta. Intanto il Codacons chiede alla Procura di Sondrio di fare luce sulle cause dell’ accaduto e i sindaci della zona presentano un’ interpellanza al Ministero della Difesa e al Presidente della Repubblica per sollecitare il potenziamento delle coperture telefoniche. Hanno sentito le urla strazianti Ma al di là di tutto, quello che resta scritto sono le scelte personali delle vittime di questa tragedia: quattro uomini innamorati delle vette e delle sfide. Che hanno deciso di salire, “di tessere pensieri grandi” come ha detto don Vittorino Zoia a Brugherio durante il funerale di Mandelli. Forse con qualche fatale leggerezza, sicuramente con grande passione e completo spirito di condivisione. Ancora le scelte hanno tenuto invece lontano dal Disgrazia Giovanna Carta e Giuseppe Dorio. C’ erano anche loro nel gruppo, ma alla fine, di fronte alle condizioni meteorologiche non ideali, non se la sono sentita di andare avanti e hanno fatto ritorno al rifugio Ponti. Sul cammino hanno sentito le grida e intravisto gli amici precipitare. Lui ha cercato di raggiungerli, lei è corsa indietro per chiamare i soccorsi. Fuori dalla chiesa di Brugherio, prima del funerale di Mandelli, la donna è arrivata sul sagrato e si è lasciata stringere dall’ abbraccio di Alessandro Campi, chiudendo fuori tutti gli altri, quelli che non c’ erano e che non potranno mai capire. •
valeria pinoia

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