7 Marzo 2014

Giù i consumi, anche la «spesa» aspetta lo choc

Giù i consumi, anche la «spesa» aspetta lo choc

ANDREA D’ AGOSTINO MILANO Se non ci saranno interventi a favore dei lavoratori, il calo dei consumi sarà irrimediabile anche quest’ anno. È l’ allarme lanciato dalla Cgil a proposito degli ultimi dati di Confcommercio, il cui indicatore dei consumi ha registrato un nuovo calo a gennaio: -1,6% in un anno e -0,3% rispetto al mese prima. Soprattutto quest’ ultimo, anche se lieve come calo, appare preoccupante poiché arriva dopo un trimestre in cui i consumi sembravano essersi stabilizzati. E invece si evidenziano «con chiarezza tutte le difficoltà dell’ economia italiana, dopo due anni di recessione». Ad aumentare è solo la spesa in beni e servizi per le comunicazioni (+4,6% in un anno), mentre le riduzioni più marcate hanno riguardato alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (-2,3%), beni e servizi per la casa (-2,2%), abbigliamento e calzature (-2,1%). Il ridimensionamento registrato a gennaio, rileva Confcommercio nel rapporto, «si aggiunge ad altri indicatori che sottolineano la complessità del quadro congiunturale della nostra economia che, dopo un quarto trimestre in cui si erano registrati timidi segnali di miglioramento, sembra essersi instradata più in una fase di stagnazione che di ripresa». Le previsioni per l’ immediato futuro non sono rosee. Per questo mese di marzo si stima una variazione congiunturale dello 0,2%, «con un tasso di crescita annuale dell’ inflazione pari allo 0,7%» in un lieve ma «contenuto» aumento, dopo lo 0,5% registrato a febbraio. Insomma, se non ci saranno interventi a favore di lavoratori e pensionati, la situazione peggiorerà. Il sindacato, tramite l’ associazione Bruno Trentin, ha stimato infatti che la riduzione cumulata del potere di acquisto negli ultimi sei anni – tra 2007 e 2013 – ha raggiunto l’ 11%, e per il biennio 2014-15 si prevede un’ ulteriore flessione dell’ 1%. Solo nel 2016, questa caduta si dovrebbe attenuare – il condizionale è ormai d’ obbligo – ma non per tutti. L’ attenuazione della fase di caduta sarebbe infatti determinata da un recupero dei redditi da capitale, mentre i redditi da lavoro e da pensione continuerebbero a ridursi in termini reali. Questi andamenti – prosegue la Cgil – hanno effetti diseguali, colpendo in misura più accentuata le famiglie con una propensione al consumo più elevata, che hanno cioè minore capacità di risparmio e devono destinare alle spese per i beni di prima necessità una quota più elevata dei propri introiti. Più esposte risultano, dunque, le famiglie con i redditi più bassi, ma ormai anche quelle di molti lavoratori autonomi, «tutte con una propensione al consumo superiore all’ 80%». Anche per il Codacons l’ andamento del 2014 sarà negativo. «Lo scorso anno i consumi delle famiglie sono calati di 21,6 miliardi di euro rispetto all’ anno precedente; addirittura per il settore alimentare sono stati spesi 3,6 miliardi di euro in meno», ha affermato il presidente Carlo Rienzi. «Numeri abnormi – aggiunge – che dimostrano come una ripresa nell’ immediato sia una mera utopia. I consumi, infatti, faranno registrare segno negativo anche nel 2014, con una previsione di riduzione pari al -0,8%». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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