Assolti i semafori truccati
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fonte:
- Avvenire
MILANO Alla fine – dopo quasi sette anni di travagliate udienze – si è concluso con sei assoluzioni (tra cui quella del sindaco di Segrate) e due condanne il processo milanese con al centro il sistema dei T-Red, i cosiddetti “semafori intelligenti”, più conosciuti con l’ appellativo di “vampiri rossi”. «Nessuna irregolarità», secondo i giudici, nelle multe che vennero date con quel sistema (che disponeva una durata del giallo inferiore ai quattro secondi). Il che significa: nessun risarcimento per gli automobilisti che vi incapparono. A chiederlo, costituendosi parte lesa nel processo, erano stati in 150. Ma in quei sette mesi di “lavoro in strada”, tra il 2006 e il 2007, sulla Cassanese (la strada che collega Milano a Segrate e all’ hinterland), di multe ne erano volate 35mila, poi annullate dal ministero dell’ Interno perché non c’ era un agente in grado di contestare sul posto la violazione. In particolare, il collegio milanese ( Tremolada- Turri-De Cristofaro) ha condannato a quattro anni di reclusione Raoul Cairoli, in qualità di amministratore unico della Ci.ti.esse, azienda che commercializzava in via esclusiva i T-Red. A un anno, invece, con sospensione condizionale della pena, è stato condannato Giuseppe Astorri, direttore commerciale della Scae, società che si aggiudicò l’ appalto a Segrate. I due sono stati condannati con riferimento alle presunte irregolarità nell’ appalto e alla presunta turbativa d’ asta. Assolti, invece, il sindaco di Segrate Adriano Alessandrini, che era accusato di abuso d’ ufficio, Lorenzo Giona, imputato in qualità di comandante della polizia locale del comune dell’ hinterland milanese, Dario Zanchetta, funzionario dei vigili, gli imprenditori Simone Zari, Antonino Tysserand e anche Ivano Mugnaini. Caduta l’ accusa principale del processo, che era quella di associazione per delinquere, per alcune imputazioni è scattata la prescrizione. Soddisfatta la difesa, secondo cui si sancisce la «fine» di pregiudizi e false denunce mediatiche sull’ argomento. Deluso il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che aveva chiesto otto condanne fino a cinque anni. Secondo le indagini, oltre ai quattro secondi tra il giallo e il rosso dei semafori, non c’ era nemmeno il decimo di secondo – dovuto per legge – tra il rosso e lo scatto del fotogramma che rilevava l’ infrazione. Quello dei T-Red, sosteneva l’ accusa, era un sistema congegnato in maniera illecita per portare nella casse dell’ amministrazione comunale di Segrate oltre 2,4 milioni di euro di multe. Le indagini partite da lì, tra l’ altro, si erano poi estese a una trentina di altri comuni italiani, sparsi da nord a sud, per presunti illeciti contestati fino all’ autunno del 2008. Di «occasione perduta» hanno parlato il Codacons, parte civile nel processo, e Franco Fabietti, l’ ex comandante della polizia locale di Segrate che per primo denunciò i T-red nel 2007: «Il risarcimento non era solo importante dal punto di vista giurisprudenziale, ma sarebbe stata una svolta nella difesa dei consumatori rispetto agli abusi della pubblica amministrazione e nella battaglia sulla sicurezza stradale, messa in crisi da quei Comuni che pensano solo a fare cassa. E sono tanti». ( V. Dal.) Secondo i giudici il sistema dei T-Red a Segrate (Milano) e in altri comuni è «regolare»
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