Confcommercio: un 2014 “nero” per i consumi
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Un 2014 ancora “nero”, soprattutto sul fronte dei consumi: per quest’ anno Confcommercio stima una ulteriore riduzione pari allo 0,2%, dopo la contrazione del 2,4% nel 2013. Mentre le tasse viaggiano sempre su livelli record. Per i consumatori lo scenario è anche peggiore: la caduta dei consumi sarà pari all’ 1,1%, portando così il calo nell’ ultimo triennio a quota -9,2%, secondo Ferderconsumatori e Adusbef. Anche il Codacons parla di risvolti che restano «drammatici». Le imprese devono peraltro farei conti con la capacità, messa a dura prova, di restare a galla: l’ anno appena chiuso segna, secondo i dati diffusi da Unioncamere, un saldo positivo tra aperture e chiusure (+12.681) ma è il peggiore degli ultimi dieci anni. Quantomeno, però, stando alle rilevazioni del Cerved, c’ è una prima timida inversione di tendenza dall’ inizio della crisi nei protesti e nei tempi di pagamento: nel terzo trimestre 2013, le imprese prote state scendono a 62mila (-6% rispetto allo stesso periodo del 2012), mentre i pagamenti avvengono in media in 77 giorni, con un recupero di 3,5 giorni. Tornando all’ andamento dei consumi, l’ Ufficio studi di Confcommercio, confermando la stima di un -0,2% nel 2014, parla di un dato «ancora fortemente pessimistico», mentre per il Pil è attesa una crescita dello 0,3% (dopo il -1,8% del 2013). Tanto che il presidente della confederazione, Carlo Sangalli, sottolinea che «abbiamo toccato il fondo e smesso di scendere» e che i segnali sono, quindi, «non di ripresa, ma di fine della crisi». Non va meglio, sempre per Confcommercio, sul fronte della pressione fiscale. Il governo l’ ha stimata al 44,2% nel 2014, in lieve calorispetto al 44,3% del 2013 (e dopo il 43,9% del 2012), sottolinea l’ Ufficio studi di Confcommercio, rimanendo, quindi, «pressoché costante» ed indicando invece «un fenomeno nuovo: la persistenza a livelli record, dal 2012. Per tre anni consecutivi – afferma il responsabile Mariano Bella – la pressione fiscale si è attestata a li velli mai raggiunti prima e per una durata mai vista prima». E proprio la riduzione del carico fiscale su lavoratori e imprese è la priorità su cui da tempo insistono le parti sociali, ancora ieri la stessa Confcommer cio, in occasione della presentazione del rapporto sull’ apprendistato (tremila le conferme ogni mese in nuovi posti di lavoro stabili nel terziario) che insieme alla flessibilità, sostiene, è una chiave per creare oc cupazione. Le imprese chiedono un po’ di ossigeno: nel 2013 in Italia ne sono state aperte oltre 384.400, 600 in più rispetto al 2012, mentre le aziende chiuse hanno raggiunto quota 371.802, quasi 7.000 in più rispetto ad un anno prima, come emerge dalle rilevazioni di Movimprese diffuse da Unioncamere; il saldo tra aperture e chiusure resta positivo per 12.681 imprese ma il dato è il più basso dal 2004. Sono in crescita commercio, turismo e servizi mentre sono ancora in calo costruzioni e trasporti e si accentua la crisi degli artigiani che perdono quasi 28.000 imprese (-1,9%), la contrazione «in assoluto più rilevante dall’ inizio delle rilevazioni statistiche Movimprese». La previsione di Confcommercio, secondo cui per il 2014 la crescita del Pil sarà pari allo 0,3%, dopo il -1,8% del 2013, ed i consumi scenderanno dello 0,2%, dopo il -2,4% dello scorso anno, per il Codacons è «l’ ennesima stima che smentisce le ottimistiche previsioni del Governo. Dopo quella del Fmi, che ha ridotto la crescita del Pil allo 0,6%, contro lo 0,7% precedente». Per l’ associazione di consumatori, che parla di «risvolti drammatici», «di questo passo il Pil italiano non tornerà ai valori pre-crisi nemmeno nel 2021».i.
arturo portentino
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