17 Gennaio 2014

Milano: multata per il cane per 357 euro a 9 anni dal fatto

Milano: multata per il cane per 357 euro a 9 anni dal fatto

Milano, 17 gen. (Adnkronos) – Il 4 ottobre del 2004 una signora di Milano è stata multata due volte, con sanzioni da 50 euro l’ una, sia per aver condotto il cane libero, senza guinzaglio, e poi perchè non aveva con sè il sacchetto per la raccolta delle deiezioni dell’ animale.Fin qui, tutto nella norma. Succede però che a distanza di ben 9 anni, ossia il 10 dicembre del 2013, la signora riceva da Equitalia una cartella esattoriale per i mancati pagamenti delle 2 multe per un importo complessivo di 357,91 euro, 152,47 euro per il guinzaglio, 199,56 per il sacchettino e 5,88 di diritti di notifica, da pagare in unica rata entro 60 giorni. Una prescrizione interrotta nel 2009, 4 anni fa, con una letterina. Lo rende noto il Codacons. “Da sempre contrario a condoni che premiano i furbi che evadono il fisco” l’ associazione, in una nota “chiede al Governo di farne uno su tutte le cartelle che giungono dopo troppi anni dall’ infrazione e che, privando il cittadino dei suoi inviolabili diritti di difesa sanciti dall’ art. 24 della Costituzione, producono un’ ingiustizia assai maggiore rispetto alla stessa violazione originariamente commessa”. Per l’ associazione è “una vergogna che dopo 9 anni le multe non siano prescritte. Non è possibile che al cittadino giunga una cartella esattoriale dopo così tanto tempo dal fatto. Non importa se è effettivamente un trasgressore oppure no. Ricevere una cartella dopo 9 anni vuol dire veder violato il proprio diritto alla difesa e far venir meno il principio cardine della certezza del diritto”. “Il cittadino -prosegue il Codacons- non può essere costretto a tenere per anni le ricevute dei pagamenti di multe, bolli auto, tassa rifiuti .., tanto più visto che c’ è l’ inversione dell’ onere della prova e sta al cittadino dimostrare di aver pagato. Sono migliaia ogni anno i casi di persone costrette a versare due volte la stessa tassa solo perché non sono in grado, a distanza di anni, di provare la loro innocenza e, quindi, ci rimettono solo per l’ inefficienza della pubblica amministrazione che manda avvisi a casaccio, anche a persone perfettamente in regola, solo perché non si ritrovano con le loro banche dati (un classico le regioni che chiedono conto del pagamento del bollo auto)”.

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