28 Novembre 2013

Le feste e la crisi «Con pochi soldi ma più fiducia»

Le feste e la crisi «Con pochi soldi ma più fiducia»

DA ROMA ALESSIA GUERRIERI N on si rinuncia ai regali, anche se il Natale 2013 sarà austero per sette italiani su dieci. Ma soprattutto non si rinuncia a guardare con un pizzico di fiducia al futuro, pur consapevoli che questa non sarà l’ ultima festa in cui si dovrà tirar la cinghia. A dicembre, nel rispetto della tradizione, infatti si aggireranno «con piacere » per negozi in cerca del dono migliore il 51% dei cittadini, contro il 49% del 2012 e il 45% dell’ anno prima. I consumi certo saranno ancora in calo del 2,4% – è il sunto dell’ analisi di Confcommercio sulla propensione agli acquisti e le tredicesime in arrivo – e per raggiungere i livelli pre-crisi si dovrà attendere il 2022, ma «nonostante tutto, gli italiani credono ancora nella tradizionale cultura del regalo». Il riferimento del presidente Carlo Sangalli è alla pressione fiscale inchiodata al 44% almeno fino al 2016, a cui si aggiunge una legge di Stabilità che per ora «ha mancato il suo obiettivo»: quello di dare una boccata di ossigeno, sostenendo un clima di fiducia. Per questo, dice, ogni euro recuperato dalla spesa pubblica improduttiva e dalla lotta all’ evasione fiscale «deve andare a ridurre la tassazione su famiglie, lavoratori, imprese». Difficile pensare a una ripresa, con lo shopping fermo agli standard del 1997 e i livelli di reddito vicini a quelli del 1986. Ancor più complesso – secon- do Mariano Bella responsabile dell’ ufficio studi dell’ associazione commercianti – aspettarsi grandi spese dinanzi a «una totale incertezza fiscale, con le famiglie convinte che non si stia aprendo una stagione di riduzione delle tasse». Una previsione condivisa anche da Codacons e da Federconsumatori che stima addirittura un «tracollo annunciato » delle spese natalizie dell’ 11%. Aumenta, difatti, il tasso di chi non farà quest’ anno regali, salito al 14% rispetto al 13% dell’ anno scorso; è doppia rispetto al 2007, quando era al 33%, la percentuale di chi prevede festività «molto dimesse». E, sottolinea ancora Confcommercio, il 47% degli italiani continua a sentirsi più povero del Natale precedente. Tuttavia l’ appuntamento con le spese natalizie resta per la stragrande maggioranza dei consumatori – l’ 85,8% – un ‘rito’ irrinunciabile costituendo, per oltre la metà di essi, anche una «spesa necessaria» che si affronta felicemente. Complice anche la lieve crescita delle tredicesime – più pesanti di 300 milioni – e la presunta cancellazione della seconda rata dell’ Imu che consentirà a ogni persona di spendere 18 euro aggiuntivi: 1.310 euro contro i 1.292 del dicembre 2012. Sotto l’ albero, comunque, si troveranno più regali tecnologici e meno enogastronomia, più libri e pensieri per la cura della persona e meno scarpe o vestiti. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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