Le liste d’ attesa ai tempi della crisi per la visita in coda anche per anni
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fonte:
- La Sicilia.it
Il Codacons diffida l’ assessorato, la cgil denuncia i tagli lineari e la disorganizzazione.
Quanto ci costi la sanità sicilia-
na in termini di risorse economiche
non è del tutto chiaro, anche se, nono-
stante il piano di rientro centrato, con-
tinuano ad essere sprecate tonnellate di
denaro. Ma se non abbiamo la benché
minima idea di qualcosa, è delle conse-
guenze medico-sociali che sono provo-
cate dalle bibliche liste d’attesa delle
nostre strutture pubbliche. Perché, do-
manda più che legittima e persino ba-
nale se vogliamo, che cosa accade ad un
paziente che avrebbe bisogno di essere
sottoposto ad un esame diagnostico e si
sente rimandare di sei mesi (se va be-
ne), un anno (in media) ma anche 18 o
36 mesi (e molto di più in altri casi)?
Succede che se il paziente aveva un
problema urgente in corso, senza sa-
perlo, lo scoprirà, probabilmente, quan-
do potrebbe essere anche troppo tardi.
Ma quanto sono lunghe e pesanti
queste liste d’attesa delle strutture
pubbliche, per cui il Codacons ha diffi-
dato l’Assessorato regionale alla Salu-
te, dopo averlo denunciato un anno
fa? Lunghissime, soprattutto per al-
cuni accertamenti diagnostici, per ana-
lisi particolari, per certe specialità. A
Siracusa, per esempio, per fare una Tac
nell’ambito dell’Asp si possono atten-
dere anche 120 giorni, per una mam-
mografia a Noto 152 giorni, per una
eco alla tiroide all’Umberto I 201 gior-
ni. Ma batte tutti chi ha bisogno ad
Avola di una visita cardiologica, perché
se ne parla tra 363 giorni o di una co-
lonscopia a Lentini tra 410 giorni.
L’ecografia mammaria è un proble-
ma serio, considerata la delicatezza del-
l’esame. A Enna, Umberto I, si aspetta-
no 485 giorni annuncia il sito dell’Asp,
mentre per una visita pneumologica a
Leonforte ci vogliono 390 giorni di atte-
sa. E nell’Asp di Catania? Per la solita
mammografia ad Acireale 247 giorni,
per una eco (all’addome o alla tiroide)
438 giorni, mentre a Biancavilla per la
mammografia il display segnala un’at-
tesa di 518 giorni, a Bronte di 423, a Cal-
tagirone di 198. Al Policlinico di Catania
per una eco possono passare 150 gior-
ni, per una ecocardio 357, ma chi è più
inguiato è chi ha mal di denti, perché
per una visita potrebbe anche dovere
aspettare 1339 giorni. Tradotto sul ca-
lendario la prima data disponibile con
lo specialista è il 7 giugno del 2017. 219
i giorni di attesa a Giarre per una eco-
mammella bilaterale, 198 a Gravina per
una visita in diabetologia.
Anche a Caltanissetta le cose vanno
lentissime e lunghissime. Al Sant’Elia di
Caltanissetta 300 giorni per una eco
all’addome, 240 giorni di attesa a San
Cataldo per una colonoscopia e da 150
a 330 per una ecocardio. Una mammo-
grafia a Gela? Se ne parla tra 300 gior-
ni, 314 per l’ecocardio. Ad Agrigento
per una visita endocrinologica possono
passare 266 giorni, mentre per una co-
lonoscopia ci vogliono 138 giorni a Ra-
gusa, 182 a Modica, 186 a Vittoria.
Si aspetta anche a Taormina: per una
ecografia mammaria bilaterale 322
giorni, per una Tac all’addome 219, per
una ecodoppler 160.
Si dice che ci sia un problema di
mancata attivazione della Centrale uni-
ca di prenotazione regionale. Vero, c’è
anche questo. Ma il monitoraggio sulle
liste d’attesa ti fa capire che seppure
funzionasse il Cup, trovare la struttura
pubblica che eroga in tempi ragionevo-
li quei servizi sanitari non sarebbe per
nulla agevole. Perché?
«Perchè – secondo Michele Pagliaro,
segretario regionale della Cgil – sono
stati fatti per risparmiare brutali tagli li-
neari che hanno tagliato le prestazioni.
Tra l’altro ci chiediamo se causa dei ri-
tardi in molti casi sia l’eccesso di preno-
tazioni o la mancanza, per esempio,
dei reagenti nei laboratori di analisi,
come denunciano alcune strutture. E
poi – aggiunge Pagliaro – c’è una ineffi-
cienza e una disorganizzazione diffusa.
Basti pensare che dopo la disposizione
ministeriale che imponeva le centrali
regionali di prenotazione, a Bologna
anche dalle farmacie si può avere il
quadro in tempo reale della situazione
e cercare la prima struttura disponibi-
le. Qui da noi, invece, non c’è coordina-
mento nemmeno tra Enna e Caltanis-
setta, anche se sono vicine e i pazienti
potrebbero spostarsi tutto sommato
senza problemi».
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