CONSUMI: CONFCOMMERCIO, A LUGLIO CROLLO FINITO
CODACONS: NO, SOLO UNA PAUSA TRANSITORIA. UN TERZO DELLE FAMIGLIE DEVE RINUNCIARE ALLA CARNE
L’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) registra, a luglio 2013, una diminuzione del 2% su base annua e una variazione mensile nulla.
Per il Codacons il fatto che i consumi siano rimasti fermi rispetto a giugno non indica, purtroppo, una inversione di tendenza o che la caduta dei consumi sia finita, ma solo una pausa transitoria legata alla specificità del mese di luglio.
Non a caso per trovare variazioni in quantità positive bisogna guardare ai dati congiunturali destagionalizzati e le uniche voci che segnano un incremento sono i “beni e servizi ricreativi” e gli “alberghi, pasti e consumazioni fuori casa”. Un incremento minimo che indica solo che nel mese di luglio sono andati in vacanza più italiani rispetto al mese di giugno.
Il dato che indica, invece, come gli italiani siano in profonda crisi finanziaria è, invece, il crollo degli acquisti in quantità di alimentari che su base annua registra un – 3,9%. Dato che diventa drammatico considerato che questa caduta è solo l’ultima in ordine di tempo, visto che nel 2012 c’era già stato un crollo del 3%, nel 2011 dell’1,8%, -0,7% nel 2010, -3,1% nel 2009, -3,3% nel 2008, -1,4% nel 2007. Sommando questi dati si arriva a oltre il 17% in meno di acquisti di cibo da quando è scoppiata la crisi. Se si considera che si tratta di medie, la realtà, da Terzo Mondo, è che un terzo degli italiani fa la fame e, non avendo soldi sufficienti per acquistare cibo, ha dovuto rinunciare agli alimenti più costosi, come la carne, acquistando i tagli meno pregiati al massimo due volte alla settimana.
-
Sezioni:
- Comunicati stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Confcommercio, consumi
