14 Luglio 2013

Gli italiani risparmiano. Ma non tutti

Gli italiani risparmiano. Ma non tutti

 

Gli italiani risparmiano. E le voci dei tagli riguardano vestiti, carburante, pedaggi, aerei, telefonate e sigarette. Insomma, come si diceva una volta (e non solo), tirano la cinghia. Ma non tutti. Il Belpaese è diviso: una «minoranza silenziosa» è fatta da chi acquista beni di lusso, non bada a spese e consuma quanto e più di prima, una maggioranza, invece, comprende chi soffre. DALL’ INIZIO della crisi alla fine del 2012 i consumi dei beni durevoli come auto, moto, arredamenti ed elettrodomestici mostrano un calo del 23,7%. Ma il dato ancor più preoccupante è quello relativo alla spesa media per famiglia di prodotti del largo consumo che, nel primo quadrimestre del 2013, è pari a 1.137 euro, con un calo dell’ 1,3% al netto dell’ inflazione rispetto allo stesso periodo del 2012: -3,9% su base annua secondo l’ Indicatore dei Consumi della Confcommercio. Per l’ Icc di maggio tutti i settori merceologici mostrano una caduta libera. Inoltre, per diciassette mesi, negli ultimi venti, il segno meno è quello predominante. Dati drammatici anche per il Codacons se si considera che gli acquisti in quantità dei beni alimentari evidenziano una riduzione, addirittura, del 6,2% in un anno e che la discesa nelle «compere» di cibo prosegue dal 2007. Il taglio operato dalle famiglie, inoltre, riguarda tablet e smartphone e la spesa per la mobilità mostra su base annua un crollo del 7,5%. Segue il settore dell’ abbigliamento e delle calzature (-6,7%). IL PERCHÉ del calo dei consumi si comprende dando un’ occhiata ai dati sulla disoccupazione in incremento (solo rispetto a marzo 2013 l’ Italia ha 23mila disoccupati in più). Aumentano anche la Cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria, mentre i redditi delle famiglie sono molto più bassi di quanto rilevato nei primi mesi del 2012. I numeri del centro studi di Confcommercio dimostrano che siamo nel bel mezzo della recessione e tutti i segnali lasciano presupporre un possibile peggioramento nei prossimi mesi, soprattutto per quanto riguarda abbigliamento e alimentari; forse l’ arredamento potrà beneficiare dell’ effetto positivo di provvedimenti. Anche i supermarket sono costretti a fare i conti con la difficile congiuntura, ma lo stesso vale per i negozi di prossimità: l’ attenzione dei consumatori è rivolta soprattutto ai punti vendita dove si possono acquistare prodotti a prezzo inferiore e si bada meno di un tempo alla qualità. Rispetto all’ anno scorso, la frequenza alle compere è in flessione: si va a far la spesa 48,8 volte in un trimestre e lo scontrino rimane pressoché stabile a 23,29 euro per atto.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this