1 Giugno 2013

Commercio allarme rosso «A rischio 9.000 negozi»

Commercio allarme rosso «A rischio 9.000 negozi»

Le associazioni: il crollo non si arresta, a fine anno consumi giù del 2.9% AD APRILE AUTO, MOTO E ABBIGLIAMENTO HANNO FATTO SEGNARE FORTI CALI AGROALIMENTARE IN CONTROTENDENZA L’ EMERGENZA Ormai non la chiamano più crisi economica. Per alcuni è diventata una vera e propria emergenza, quella del crollo dei consumi da parte degli italiani. Se nessuno acquista più nulla ? che non sia cibo, medicine e prodotti di primissima necessità ? è perché diminuiscono, giorno dopo giorno, coloro che possono permettersi il lusso di comprare qualcosa di superfluo. E allora, se l’ Istat parla di un calo del 3% sugli acquisti al dettaglio solo per il mese di marzo e su scala nazionale, monitorando l’ andamento romano, il commercio non solo è fermo ma perde punti con il passare dei mesi. E non c’ è turismo o campagna promozionale che tenga. La variazione media annua del Pil per abitante nel 2013, nella provincia di Roma secondo l’ ufficio studi di Confcommercio, vedrà un’ ulteriore contrazione del -2,2%. Stesso dato su scala regionale. E se la Confesercenti parla di 9mila aziende a rischio chiusura, che potrebbero sommarsi alle 8mila del 2012, i consumi continueranno a crollare, registrando alla fine dell’ anno ? prosegue l’ analisi della Confcommercio ? un -2,9%. A marzo secondo l’ Istituto nazionale di statistica a tenere botta sono stati gli acquisti di dolci e prodotti pasquali, ma nella capitale neanche questi hanno rialzato di molto il commercio. Romani a dieta, tanto che, precisa il Codacons, di uova di cioccolato se ne sono vendute il 15% in meno rispetto al 2012. IL FUTURO Un crollo irrefrenabile che potrebbe aumentare drammaticamente a luglio quando, con il probabile aumento dell’ Iva dal 21 al 22%, si pagherà di più proprio per quei prodotti che già oggi restano nei magazzini o sugli scaffali dei negozi. «L’ aumento dell’ Iva, sommato a quello della Tares, potrebbe portare a un crollo complessivo del 30% nella nostra provincia», afferma Giovanna Marchese Bellaroto, a capo della Cna Commercio. Oltre la beffa pure l’ inganno, dicono quelli che provano a rialzare il commercio, perché i fattori più coinvolti dal calo dei consumi a Roma ? solo nel mese di aprile ? hanno riguardato auto e moto (-30%), abbigliamento e calzature (-20%), beni e servizi per la casa ? da tovaglie a lavatrici ? con un -15% oltre a profumi, creme, detergenti e affini che hanno venduto il 10% in meno. E non sono forse questi i prodotti che tra due mesi potrebbero costare di più? Solo il settore dell’ Hi-tech, a detta dell’ associazione dei consumatori, regge il mercato. Certo, non vende ma non perde neanche, si ferma allo 0%. GLI ALIMENTARI Il comparto alimentare si contrae, ma continua a respirare, anche se al posto della fiorentina si porta in tavola una frittata di patate. In soli tre mesi la fisionomia delle buste della spesa nei mercati è cambiata repentinamente. La carne rossa, equiparata ormai quasi a un bene di lusso, perde il 5% sulle vendite, stessa sorte per il pesce con un -4%, mentre si dà libero sfogo ai carboidrati, con la pasta che vende il 7% in più e le proteine di serie B con le uova che superano l’ 1% nelle vendite. Un altro dato importante, che spiega il motivo del crollo dei consumi, è la percentuale di chi non ha un lavoro e, di conseguenza, neanche denaro da spendere. Nel settore del commercio il tasso di disoccupazione in cinque anni, a Roma e provincia, si è quasi raddoppiato, passando dal 5,8% del 2007 al 10% del 2012. L’ unico settore che oggi, paradossalmente, genera occupazione è il settore agroalimentare. Secondo la Coldiretti, infatti, crescono del 3,6% le assunzioni in aziende agricole. Camilla Mozzetti © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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