Consumi a picco: siamo tornati al 2004
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- Trentino extra
TRENTO – L’ Ufficio studi Confcommercio di Trento conferma che la tendenza del Trentino è analoga a quella nazionale, conclusione che deriva dall’ analisi anche di altri indicatori, oltre a quello dei consumi. Il rapporto sui “Fattori che determinano la crescita” ha visto il tasso di disoccupazione salire dal 2,9% del 2007 al 4,5% del 2011, fino ad arrivare al 6% dell’ ultimo trimestre del 2012, pur restando quasi alla metà dell’ 11% nazionale. Sempre l’ anno scorso, la disoccupazione giovanile ha raggiunto quota 16%, contro il 30% italiano. Gli occupati, in Trentino, sono stati 231 mila, distribuiti per la grande maggioranza (il 68%) nei servizi, quindi nell’ industria (28%) e nell’ agricoltura (4%). Le imprese – nel periodo gennaio – settembre 2012 – erano 51.941, così ripartite: 4.256 nel settore manifatturiero, 8.200 nelle costruzioni, 9.133 nel commercio (di cui 4.901 nel dettaglio), 4.969 nell’ ospitalità e ristorazione e 10.794 in altri servizi. di Luca Marognoli wTRENTO Un’ emorragia che sembra non avere fine. E che dimostra quanto sia grave la malattia, nonostante la cura da cavallo (per i detrattori del governo non utile quanto perniciosa) somministrata da Mario Monti. Lo dice l’ Indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc), le cui variazioni sono state diffuse ieri: a gennaio la domanda di beni e servizi su base annua è calata ancora. Di una percentuale – il 2,4% – che riporta l’ Italia al 2004, un quadriennio prima dell’ irrompere della crisi sui mercati globali. Nello specifico, il consumo di beni è sceso del 2,0%, quello di servizi del 3,7%. Il Trentino non è affatto al riparo. Anzi: secondo l’ elaborazione dell’ Ufficio studi dello stesso organismo di rappresentanza delle imprese, che differisce dall’ Indice perché comprende più prodotti legati al mondo dei servizi e si basa sui dati Istat, i consumi per abitante in termini reali nel 2012 hanno subito una flessione del 4,8%: sulla stessa linea del Nord-Est, ma in misura maggiore rispetto alla media nazionale, misurata nel 4,4%. Tornando all’ Icc, che non è disaggregabile per singole realtà territoriali, ad impressionare è il tonfo della voce “beni e servizi per la mobilità”, l’ unica con una flessione a doppia cifra: -10,1% rispetto al gennaio dell’ anno precedente. Ma riduzioni dei consumi particolarmente significative hanno interessato anche gli alimentari, le bevande ed i tabacchi (-3,9%), l’ abbigliamento e le calzature (-3,9%), tutti segmenti che scontano dal 2010 un notevole ridimensionamento della domanda. In linea con quanto già accaduto nel 2012, solo il complesso dei beni e servizi per le comunicazioni ha mostrato una variazione positiva delle quantità acquistate dalle famiglie (+5,7% rispetto l’ analogo mese del 2012). I dati destagionalizzati mostrano a gennaio una riduzione dello 0,9% rispetto a dicembre. Per intensità questa evidenza è piuttosto inconsueta, spiega Confcommercio, dal momento che negli ultimi 36 mesi le variazioni uguali o peggiori di quella osservata a gennaio sono soltanto tre. Nel mese di gennaio, sia i servizi sia i beni hanno mostrato riduzioni di un certo rilievo, pari rispettivamente a -0,7% e -1,0%. La tendenza al ridimensionamento della domanda ha interessato, nel primo mese del 2013, tutte le funzioni di spesa (le maggiori contrazioni, pari allo 0,8%, si sono avute per alimentari bevande e tabacchi e per alberghi pasti e consumazioni fuori casa), «a segnalare come il permanere della crisi, che ha già modificato le abitudini di acquisto delle famiglie anche in termini di rapporto qualità/prezzo, stia comportando una riduzione generalizzata della domanda». Uno degli effetti più evidenti della crisi è il cambiamento nei costumi alimentari degli italiani. E a farne le spese – sottolinea la Coldiretti – è stata soprattutto la carne rossa, sulla quale ha pesato nell’ ultimo mese anche l’ allarme generato dallo scandalo carne di cavallo. Anche qui, i numeri la dicono lunga: nel 2013 è crollato il consumo degli italiani con un taglio del 7% nelle macellazioni bovine nel primo bimestre, rispetto allo scorso anno. Non solo: secondo i calcoli aggiornati dell’ Osservatorio nazionale Federconsumatori, dal 2008 ad oggi la perdita della capacità di acquisto da parte delle famiglie risulta pari al -14,1%. E le previsioni sono drammatiche: se nel 2012 la contrazione registrata risulta pari al -4,7%, nel 2013 vi sarà un’ ulteriore diminuzione dell’ 1,4% che porterà il calo dei consumi nel biennio 2012-2013 al livello di -6,1% (con una caduta della spesa delle famiglie di -44 miliardi). Cupo lo scenario tracciato da Codacons. «Il crollo dei consumi di gennaio – afferma il presidente Carlo Rienzi – associato al calo delle vendite record del 2012 (-4%), alle previsioni nere per il 2013 e ai dati estremamente negativi sull’ occupazione, specie giovanile, diffusi solo pochi giorni fa, attestano come l’ Italia si stia avvicinando a grandi passi alla situazione critica della Grecia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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