CONTRATTI DI TELEFONIA LA TASSA È ILLEGITTIMA
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fonte:
- La Città di Salerno
di Maria Cristina Rizzo* La tassa di concessione governativa sui contratti in abbonamento di telefonia mobile fu introdotta nel ’95 a carico dei titolari di contratti in abbonamento, in virtù della considerazione che i cellulari fossero “beni di lusso”. Tale tassa, che a tutt’ oggi non è stata ufficialmente abrogata, prevede che chiunque sia titolare di un contratto di abbonamento relativo alla telefonia mobile, debba versare allo Stato 5,16 euro al mese, se utente privato, 12,91 euro mensili se utente aziendale o professionista. Di fatto, però, tale tassa fu abrogata dal Codice delle Comunicazioni elettroniche che nel 2003 recepiva la direttiva comunitaria sulle liberalizzazioni del mercato telefonico; il governo, infatti, considerata la nuova normativa, si impegnò ad abolirla dal 2007. Così non è stato. Ora, grazie a varie sentenze, in primis della Cassazione (8825/2012) secondo la quale “nell’ attuale contesto legislativo il contratto stipulato dall’ utente ha riacquistato la sua ordinaria natura di corrispettivo”, la tassa può dirsi definitivamente abrogata. Ciò legittimerà le istanze di chi negli anni ha corrisposto allo Stato questo assurdo balzello. La restituzione che riguarderà i tre anni addietro, andrà richiesta all’ Agenzia delle Entrate con una semplice istanza e, in caso di risposta negativa, si potrà adire la competente Commissione Tributaria. * ufficio legale Codacons.
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