10 Ottobre 2012

Tagli all’ Irpef ma cresce l’ Iva, commercianti sul piede di guerra

Tagli all’ Irpef ma cresce l’ Iva, commercianti sul piede di guerra

Roma, 10 ott. (TMNews) – Lo scambio meno Irpef con più Iva deciso dal governo ha lasciato “moderatamente” soddisfatti i sindacati, ma ha sollevato il putiferio tra le fila dei consumatori e dei commercianti. Il via libera del consiglio dei ministri alla legge di stabilità, che prevede tra l’ altro il taglio dell’ Irpef di un punto percentuale sui primi due scaglioni di reddito per incentivare i consumi, rischia invece di diventare una manovra boomerang secondo la Confcommercio. Con le misure sull’ Iva il calo dei consumi nel 2013 sarà dello 0,9% e ancor peggio andrà nel 2014, sostiene infatti l’ ufficio studi dell’ ente. E’ quello che chiama “difetto capitale” della manovra”, perché ridurrà il valore, in termini di potere d’ acquisto, di tutti i risparmi attualmente detenuti dalle famiglie. Si tratterà della classica “stangata”, stando a quanto ha calcolato il Codacons, parlando di una “presa in giro per i consumatori”. “L’ aumento dell’ Iva significa una stangata media, su base annua, considerando la famiglia media Istat da 2,4 componenti, pari a 273 euro: 176 euro per l’ Iva dal 21 al 22% e 97 euro per l’ Iva dal 10 all’ 11%”. Ovviamente, ha spiegato il Codacons, la stangata sarà ben maggiore per le famiglie più numerose: 324 euro per una famiglia di 3 persone, 432 per 4 componenti. Ancora più pessimistica la previsione della Coldiretti secondo cui l’ aumento dell’ Iva porterà un rincaro di 500 milioni di euro nella spesa delle famiglie. Ma è la Confesercenti a tracciare il quadro più fosco, traducendo la manovra fiscale di scambio Iva con Irpef in “una inaccettabile mazzata da 1,5 miliardi di euro mascherata da taglio della pressione fiscale”. Le uniche reazioni timidamente positive alla decisione del governo sono arrivate dal fronte sindacale. In primis dalla Cisl di Raffaele Bonanni secondo il quale il taglio delle due aliquote rappresenta una “svolta” da parte del governo, si tratta di un “segnale parziale ma molto, molto importante”. Molto più cauta la Cgil: “È un timido segnale, vedremo concretamente che incidenza avrà l’ insieme delle scelte della manovra del governo sul reddito da lavoro e da pensioni. È evidente che se c’ è un abbassamento dell’ Irpef si dimostra che è possibile farlo; bisogna capire la qualità e la quantità dei provvedimenti, se danno dei benefici effettivi o se invece tra il prendere da una parte e togliere dall’ altra non siamo di fronte ad una contraddizione che non risolve i grandi problemi che abbiamo Int5.

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