ANSA/ IVA,IRPEF,TOBIN TAX; MINI-GUIDA A CHI VINCE E CHI PERDE
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(ANSA) – ROMA, 10 OTT – Il peso delle tasse si sposta in parte dalle persone alle cose, dai redditi e quindi dal lavoro ai consumi. E’ questa la filosofia dell’intervento adottato dal governo con la Legge di Stabilità che, di fatto, riduce l’Irpef di un punto sulle prime due aliquote ma, contemporaneamente, assorbe solo a metà il previsto aumento dell’Iva che scatterà a luglio. Ma le scelte fiscali non sono mai neutrali. A farla semplice c’é sempre qualcuno che vince e qualcuno che perde. Una manovra dello stesso importo, utilizzata per ridurre l’Iva o per abbattere l’Irpef, può però avere effetti differenti. Allora, il calo di un punto di alcune aliquote Irpef è più conveniente di quello dell’Iva, o viceversa? Ad esserne beneficiati sono più i ricchi o i poveri? Qual’é l’effetto sui consumi? Ecco una mini guida per comprendere, in controluce, gli effetti delle decisioni adottate ieri dal Cdm. CALO IVA DA 2014 NON COPRE CALO IRPEF: E’ il primo effetto macro economico evidente. La riduzione delle due aliquote Irpef che assorbe solo un punto di Iva è vantaggiosa solo per il 2013 quando a fronte di 5 miliardi dello sgravio Irpef si contrappongono circa 3,5 miliardi di maggiore Iva relativa ad un solo semestre. Nel 2014 il rincaro Iva sarà per un interno anno: varrà quindi 7 miliardi, due in più dello sconto Irpef. MEGLIO CALO IVA O IRPEF? Le due imposte si applicano su basi imponibili diverse e quindi gli effetti sono diversissimi a seconda dei contribuenti: lo sconto Irpef vale al massimo 280 euro l’anno, ha calcolato il Caf Cisl. L’Iva invece tassa i consumi e potrebbe erodere tra i 273 euro (calcoli Codacons) e i 500 euro (Coldiretti): l’aumento di un punto delle aliquote intermedia (dal 10 all’11%) e alta (dal 21 al 22%) colpisce l’acquisto di quasi tutti i beni, con l’esclusione di quelli considerati essenziali come il pane o la pasta. La futura aliquota dell’11%, ad esempio, si applicherà sui libri di scuola e sul latte, sui medicinali e sulle carni, sull’energia elettrica e sul cinema. Di fatto a perderci, nello scambio Irpef-Iva sono le famiglie che consumano più di quanto risparmiano, quelle cioé a reddito medio basso. Ma ci rimettono anche i commercianti. E’ vero che c’é un aumento dei prezzi (la Confcommercio se lo aspetta di 8 decimi di punto) ma questo non da più guadagni, bensì frena i consumi. MEGLIO AI RICCHI O AI POVERI: Le sole modifiche dell’Irpef hanno un impatto differenziato a seconda del reddito. Fino a 7.500 euro di reddito c’é la no tax area, nessun beneficio e nessun aggravio. Di certo gli incapienti – cioé i circa 8 milioni di contribuenti a bassissimo reddito – non guadagnano nulla dall’Irpef, mentre pagheranno più Iva: insomma perdono. Meno male va alla classe di reddito fino a 15.000 euro di reddito che vede calare di un punto l’aliquota. Ma lo sconto, in questo caso, non è pieno: non arriva ai 280 euro massimi che si raggiungono con la seconda aliquota. Sopra questa soglia e fino a 28.000 euro c’é il calo anche dell’aliquota del 27%. Le tabelle sono chiare, guardando la sola aliquota, lo sconto sale al crescere del reddito. Ma c’é l’effetto detrazioni-deduzioni, sulle quali scatta una stretta: arriva una franchigia di 250 euro che può costare 48-65 euro di maggiori tasse; e un tetto di 3.000 euro alle detrazioni che può pesare anche 190 euro. Come dire: il ricco ci guadagna ma solo se non ha troppe spese da scontare. ATTENTI ALLA PENSIONE D’INVALIDITA’: Sia le pensioni di guerra sia le pensioni di invalità saranno ora tassate con l’Irpef se il reddito è superiore ai 15.000 euro: sono tra i perdenti di questa manovra. Salvaguardata, invece, la fascia bassa dei contribuenti. TOBIN TAX, SALVI BOT PEOPLE: La manovra prevede anche l’introduzione di un bollo sulle transazioni finanziarie, una Tobin Tax italiana. Il nuovo balzello non si applicherà sui titoli di Stato e quindi sono salvi i Bot-People. Pagherà di più chi acquista e vende titoli, e quindi chi specula sulla borsa, molto meno i cassettisti che una volta acquistato il titolo scommettono su un guadagno dai tempi lunghi.
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