Inammissibile la class action sui danni da fumo
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
MILANO Nessuna class action sul fumo. La Corte d’ appello di Roma mette una pietra sopra all’ azione collettiva che il Codacons e tre incalliti fumatori intendevano
presentare contro Bat Italia. Verdetto di inammissibilità che fa leva in particolare su un concetto, quello di identità degli interessi fatti valere con l’ azione di classe,
destinata a essere superata dal decreto liberalizzazioni che al concetto di «identità», di ardua applicazione come testimoniano le prime pronunce sulla class
action, sostituisce quello per cui gli interessi fatti valere devono essere «del tutto omogenei». Ali di là della terminologia appare chiara l’ intenzione di rendere un
po’ meno impervio il giudizio di ammissibilità per i consumatori. Intanto, la Corte d’ appello di Roma muovendosi tra il diritto e Zeno Cosini, prova a fissare alcuni
principi che sembrano dover sbarrare ora e per sempre la possibilità di presentare un’ azione colletiva per chiedere il risarcimento dei danni da fumo. In punta di
diritto i giudici osservano che «di identità di diritti, quale requisito di ammissibilità del l’ azione di classe, possa discorrersi soltanto laddove le singole posizioni dei
ricorrenti e dei possibili aderenti alla classe siano identiche sotto il profilo dell’ an, rimanendo confinato alla successiva fase di merito: – per un verso l’ unico ed
unitario accertamento della pretesa, al fine di verificare se quanto valutato nell’ ottica del si vera sint exposita corrisponda effettivamente al vero; – per altro verso l’
accertamento eventualmente diversificato del solo quantum dovuto a ciascuno, sia attraverso il ricorso alla liquidazione equitativa, sia attraverso l’ applicazione di
rigidi e predeterminati criteri oggettivi di calcolo». Insomma, la fase due del giudizio, quella successiva al giudizio di ammissibilità, dovrebbe determinare la
fondatezza della pretesa a quel punto unitaria e un giudizio individuale solo sulla cifra da corrispondere a titolo di risarcimento. Una situazione che è però
impossibile ricondurre al danno da fumo. Perché ognuno è un po’ fumatore a modo suo. E gli stessi danni sono di necessità diversi da persona a persona. La
Corte così non ha difficoltà ad ammettere che il fumo fa male o anche «malissimo», che produce dipendenza, tanto è vero che un warning è riprodotto su ogni
pacchetto. Tuttavia, sottolinea la sentenza, le malattie secondarie del fumo sono numerosissime (dal cancro a disturbi cardiaci). E poi, con un inatteso squarcio
letterario: «anche l’ attitudine al fumo a produrre tossicodipendenza è estremamente variabile. Il mondo non è fatto solo di Zeno Cosini. Rientra nella comune
esperienza di tutti la conoscenza di persone, tutt’ altro che rare, che hanno smesso di fumare». Gli stessi fumatori che avevano promosso, insieme al Codacons, l’
azione collettiva, ammettevano poi un diverso grado di assuefazione e dipendenza e un diverso momento storico (anni ’70 e anni ’90) in cui avevano iniziato a
fumare. La Corte d’ appello ricorda allora che, vista la situazione, l’ identità degli interessi dovrebbe rappresentare la (impossibile) conclusione di una complessa
attività istruttoria, con indagini sia tecniche sia testimoniali riferite a ciascuno dei ricorrenti e a ogni altro aderente a una classe che potenzialmente potrebbe
essere composta da qualche milione di fumatori. Indagini su quando ciascun consumatore ha iniziato a fumare, sul tipo di sigarette fumate, sulla quantità di
sigarette sulle volte in cui ha provato a smettere. G.Ne. © RIPRODUZIONE RISERVATA LUNEDÌ SUL SOLE TUTELA PIENA PER IL DISTACCO ALL’ ESTERO
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