28 Gennaio 2012

Inammissibile la class action sui danni da fumo

Inammissibile la class action sui danni da fumo 

MILANO Nessuna class action sul fumo. La Corte d’ appello di Roma mette una pietra sopra all’ azione collettiva che il Codacons e tre incalliti fumatori intendevano

presentare contro Bat Italia. Verdetto di inammissibilità che fa leva in particolare su un concetto, quello di identità degli interessi fatti valere con l’ azione di classe,

destinata a essere superata dal decreto liberalizzazioni che al concetto di «identità», di ardua applicazione come testimoniano le prime pronunce sulla class

action, sostituisce quello per cui gli interessi fatti valere devono essere «del tutto omogenei». Ali di là della terminologia appare chiara l’ intenzione di rendere un

po’ meno impervio il giudizio di ammissibilità per i consumatori. Intanto, la Corte d’ appello di Roma muovendosi tra il diritto e Zeno Cosini, prova a fissare alcuni

principi che sembrano dover sbarrare ora e per sempre la possibilità di presentare un’ azione colletiva per chiedere il risarcimento dei danni da fumo. In punta di

diritto i giudici osservano che «di identità di diritti, quale requisito di ammissibilità del l’ azione di classe, possa discorrersi soltanto laddove le singole posizioni dei

ricorrenti e dei possibili aderenti alla classe siano identiche sotto il profilo dell’ an, rimanendo confinato alla successiva fase di merito: – per un verso l’ unico ed

unitario accertamento della pretesa, al fine di verificare se quanto valutato nell’ ottica del si vera sint exposita corrisponda effettivamente al vero; – per altro verso l’

accertamento eventualmente diversificato del solo quantum dovuto a ciascuno, sia attraverso il ricorso alla liquidazione equitativa, sia attraverso l’ applicazione di

rigidi e predeterminati criteri oggettivi di calcolo». Insomma, la fase due del giudizio, quella successiva al giudizio di ammissibilità, dovrebbe determinare la

fondatezza della pretesa a quel punto unitaria e un giudizio individuale solo sulla cifra da corrispondere a titolo di risarcimento. Una situazione che è però

impossibile ricondurre al danno da fumo. Perché ognuno è un po’ fumatore a modo suo. E gli stessi danni sono di necessità diversi da persona a persona. La

Corte così non ha difficoltà ad ammettere che il fumo fa male o anche «malissimo», che produce dipendenza, tanto è vero che un warning è riprodotto su ogni

pacchetto. Tuttavia, sottolinea la sentenza, le malattie secondarie del fumo sono numerosissime (dal cancro a disturbi cardiaci). E poi, con un inatteso squarcio

letterario: «anche l’ attitudine al fumo a produrre tossicodipendenza è estremamente variabile. Il mondo non è fatto solo di Zeno Cosini. Rientra nella comune

esperienza di tutti la conoscenza di persone, tutt’ altro che rare, che hanno smesso di fumare». Gli stessi fumatori che avevano promosso, insieme al Codacons, l’

azione collettiva, ammettevano poi un diverso grado di assuefazione e dipendenza e un diverso momento storico (anni ’70 e anni ’90) in cui avevano iniziato a

fumare. La Corte d’ appello ricorda allora che, vista la situazione, l’ identità degli interessi dovrebbe rappresentare la (impossibile) conclusione di una complessa

attività istruttoria, con indagini sia tecniche sia testimoniali riferite a ciascuno dei ricorrenti e a ogni altro aderente a una classe che potenzialmente potrebbe

essere composta da qualche milione di fumatori. Indagini su quando ciascun consumatore ha iniziato a fumare, sul tipo di sigarette fumate, sulla quantità di

sigarette sulle volte in cui ha provato a smettere. G.Ne. © RIPRODUZIONE RISERVATA LUNEDÌ SUL SOLE TUTELA PIENA PER IL DISTACCO ALL’ ESTERO

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