13 Maggio 2012

Saldi anticipati: negozianti divisi

Saldi anticipati: negozianti divisi
la proposta del codacons. gli esercenti e confcommercio: “non serve, mancano i soldi”

Anticipare i saldi estivi? Secondo il Codacons la liberalizzazione del periodo delle offerte stagionali potrebbe essere una buona soluzione per superare la crisi nera dei consumi. Ma la proposta sta facendo discutere in tutte le regioni d’ Italia, da nord a sud. A Genova i commercianti non credono nell’ anticipo, anzi: “Noi non ne abbiamo neanche discusso – dice Patrizia de Luise, presidente di Confesercenti di Genova e Liguria – siamo concentrati su ben altri temi”. “Il problema è che le famiglie non hanno soldi da spendere. Anticipando i saldi non gli facciamo certo trovare il denaro”. Le questioni da risolvere, precisa de Luise, sarebbero ben altre: la pubblica amministrazione è ancora indietro con i pagamenti ai fornitori, e sia imprese che consumatori ne soffrono le conseguenze. La crisi, insomma, non si risolve con lo shopping che fa “girare l’ economia” come suggeriva una pubblicità di qualche anno fa. La situazione, oggi, è ben diversa. Secondo Confindustria, in Sicilia nel 2011 sarebbero fallite 601 imprese, e il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 145%. Non è andata meglio nel primo trimestre del 2012: a soffrire di più sono le ditte individuali, che rappresentano l’ 82% del totale delle chiusure. Consumi a picco e piccole medie imprese sotto assedio, quindi. In un quadro come questo l’ anticipazione dei saldi sembra una soluzione molto poco efficace anche in Calabria . Secondo il direttore regionale di Confesercenti della regione, Pasquale Capellupo, il problema è sempre la ridotta capacità di spesa delle famiglie: a peggiorare la situazione avrebbero contribuito anche gli outlet e la grande distribuzione. L’ opzione proposta dall’ associazione dei consumatori non piace neanche a Confcommercio , secondo cui occorrerebbe muoversi verso una maggiore flessibilità delle vendite promozionali: “la merce in saldo dovrebbe essere lo stock di rimanenze delle vendite dell’ anno, liberalizzare gli sconti significherebbe venir meno ad un’ operazione trasparenza nei confronti del consumatore”. Come uscire da questa situazione allora? “Si deve discutere di crescita – sostiene il direttore di Confesercenti Calabria – in termini concreti. Dare un’ iniezione di fiducia ai cittadini e alle famiglie, ma soprattutto intervenire nell’ economia reale e sul reddito”. Secondo Confesercenti la situazione nel settore della moda resta critica per il 66 per cento dei commercianti nelle grandi città. A quantificare il crollo dei consumi è anche Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons. “Il calo nelle vendite nel settore abbigliamento – spiega – si aggira sul 30%”. Occorrerebbe allora un decreto “Salva famiglie”. “E’ necessario – dice Tanasi – un intervento congiunto del Governo nazionale e di quello regionale. Bisogna abbassare le tasse, rilanciare l’ occupazione con incentivi alle imprese, intensificare i controlli per bloccare le speculazioni ed aiutare le famiglie sempre più in ginocchio”.
 

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